Non è necessario essere adulti per avere le idee chiare. Loro sono ancora bambini, ma sanno già come salvare il mondo. Sono i piccoli eco guerrieri del Pianeta, ragazzini di ogni parte del mondo che combattono con messaggi e idee concrete per salvaguardare l’ambiente perché, come ha detto Greta Thunberg davanti ai delegati Onu, “non si è mai troppo piccoli per fare la differenza”.

Greta Thunberg è la quindicenne svedese che sta facendo sciopero della scuola contro le scarse politiche anti cambiamento climatico. Il suo discorso durante il Cop24 in Polonia è diventato virale, condiviso da milioni di persone e le sue parole, di una teenager che si rivolge agli adulti, sono il perfetto simbolo di tutti i piccoli eco guerrieri. “Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire... Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo”.

Ma Greta non è la sola. Nadia Sparkes, 13 anni, inglese, ogni mattina esce di casa un’ora prima della campanella e mentre si dirige a scuola con la sua bici raccoglie ogni rifiuto che trova per terra. Sta attenta soprattutto alla plastica, ai monouso, ai palloncini, che come scrive sui social “poi finiscono in mare e contribuiscono alla morte degli animali”. Ma ogni grande gesto ha sempre un prezzo. Per lei non è stato facile: i compagni di scuola hanno iniziato a chiamarla trash girl (letteralmente ragazza spazzatura), bullizzandola. Lei li ha vinti: ha trasformato quel soprannome nel suo simbolo, con tanto di fumetto, e creato una comunità di 4 mila ambientalisti che la affianca. Oggi è ambasciatrice del Wwf.

Anche il piccolo peruviano José Adolfo Quisocala, ora 13enne, era vittima delle prese in giro dei compagni. A sette anni sognava in grande, preferendo lo sviluppo delle sue idee ai giochi di gruppo. Il suo obiettivo era di trovare un sistema in grado di aiutare bambini e ambiente. A 10 anni ha trovato il modo e ha fondato il “Banco dell’Estudiante”: una banca che ha come moneta i rifiuti riciclabili. Il funzionamento è molto semplice: i ragazzini raccolgono bottigliette di plastica e altri rifiuti riciclabili e alla loro consegna ricevono soldi da utilizzare per la loro istruzione futura. Josè ha vinto il Children’s Climate Prize 2018.

Quello per cui si battono questi piccoli guerrieri è un cambiamento, che è già visibile in 15 miliardi di alberi. Sono quelli nati grazie al progetto di Felix Finkbeiner, tedesco, oggi ventunenne. Quando aveva appena 9 anni rimase così affascinato dalla descrizione degli alberi e della fotosintesi che decise di piantarne uno nel giardino della scuola. Da allora non si è mai fermato, ha creato il movimento Plant for de Planet e incoraggiato i cittadini del mondo a piantare alberi in tutta la Terra. “Adesso puntiamo a piantarne 1000 miliardi. Sono convinto che entro il 2020 possiamo riuscirci. Se ognuno di noi ne piantasse uno al giorno grazie all’assorbimento di CO2 si aiuterebbe il Pianeta contro il global warming. Lo stiamo chiedendo ai cittadini, alle multinazionali, ma soprattutto lo insegniamo ai bambini: è da lì che parte la rivoluzione”.

E poi ci sono Carter e Olivia Ries, che invece volevano piantare il seme della speranza. Oggi sono quasi maggiorenni ma allora, nel 2009, ad appena otto anni, i due fratelli americani fondarono l’associazione One More Generation per sensibilizzare i ragazzi (e non solo) a proteggere le specie a rischio estinzione. Ora la nuova attenzione è per i mari ostruiti dalla plastica e con “One Less Straw” cercano di convincere gli americani a trovare alternative ai 500 milioni di cannucce di plastica consumate ogni giorno negli States.

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