“Per trovare qualcosa che non abbiamo mai visto bisogna attendere, pensare e creare qualcosa di nuovo. Hachimoji è un dna sintetico che non esiste in natura, ma potrebbe aiutarci a scovare nuove forme di vita, cambiando il modo stesso in cui andiamo a caccia di vita extraterrestre”.

Così scrivono dalla Nasa, che con il suo programma di astrobiologia ha finanziato la ricerca che ha portato allo sviluppo del nuovo Dna presentato sulle pagine di Science. Segni particolari? Ha otto lettere, invece delle canoniche quattro.

Cos’è il Dna umano e come si differenzia da quello sintetico

Il Dna è la macromolecola per eccellenza deputata a custodire e trasmettere le informazioni genetiche di ogni essere umano. Una sfilza più o meno lunga di mattoncini che custodiscono e codificano le informazioni necessarie allo sviluppo di un essere vivente.

Il Dna degli esseri viventi che abbiamo conosciuto finora ha un suo gemello sintetico, Hachimoji appunto. È un Dna a 8 lettere (hachi sta per otto e moji per lettere) messo a punto dal team di Steven Benner della Foundation for Applied Molecular Evolution, in Florida.

Accanto alle quattro lettere del Dna contenuto nelle nostre cellule, il materiale genetico messo insieme dai ricercatori ha infatti altri quattro mattoncini in più. In breve, il Dna alieno è scritto in un alfabeto che si leggerebbe così: GACTZPSB. Questo alfabeto al raddoppio di fatto aumenterebbe la capacità del materiale genetico di contenere informazioni.

Il Dna alieno

Questo Dna straniero presenta caratteristiche tali da poter immagazzinare e trasmettere le informazioni. Detto in parole povere: funziona come il Dna standard, almeno per alcuni aspetti, e in teoria potrebbe essere in grado di supportare la vita. “La sua stessa esistenza potrebbe aiutare i ricercatori a capire quali tipi di molecole custodiscano le informazioni per la vita extraterrestre” ha spiegato Benner.

“Integrare una più ampia comprensione di ciò che è possibile nella progettazione dei nostri strumenti e delle nostre missioni potrebbe portarci a cercare la vita oltre la Terra in modo più inclusivo e per questo più efficace”, ha aggiunto Mary Voytek, che alla Nasa si occupa proprio di astrobiologia.

Meno poeticamente questa forma di Dna alieno potrebbe servire per lo sviluppo di nanostrutture auto assemblanti o come sistema per archiviare e recuperare informazioni. D'altronde, gran parte delle informazioni che codificano ciò che siamo sono scritte proprio in molecole come queste.

L’esperimento: il Dna alieno per diventare immortali

C’è poi chi ha pensato bene di diventare una cavia per la ricerca dell’elisir di lunga vita, in questo caso proprio il Dna alieno.

Il microbiologo statunitense Brian Hanley, a detta sua, si sarebbe fatto iniettare nei propri muscoli dei geni estranei per incrementare la secrezione dell'ormone della crescita.

Dna alieno per diventare immortale: come nasce l’idea

L’idea di iniettarsi Dna alieno per combattere l’invecchiamento, ha spiegato Hanley, è venuta durante i suoi studi su come combattere il virus dell'Hiv. Sembra che l'ormone Ghrh (quello che stimola l'ormone della crescita) tenda ad aggregarsi alle cellule, sfruttando i medesimi recettori che usa l'Hiv per lesionarle.

Secondo lo scienziato, se questo virus non trova molti recettori disponibili, avrà diverse difficoltà nel riuscire a danneggiare le cellule. Tuttavia, poiché le grandi case farmaceutiche non hanno appoggiato la ricerca, Hanley si è trovato nella condizione di doverla sospendere.

L’elisir di lunga vita

Hanley non ha ancora abbandonato lo studio sull’ormone Ghrh e partendo da questo ha iniziato una nuova sperimentazione con l’obiettivo di riportare l'ormone della crescita al livello dei trentenni, insomma di trovare l’elisir di lunga vita.

Un Comitato bioetico indipendente ha dato l'ok alla sperimentazione, ma, considerando l'incertezza della ricerca, ha dato il via libera del test solo su un volontario. Così il ricercatore ha deciso di fare da "cavia" al suo esperimento futuristico.

Hanley, intervistato da Repubblica, ha così descritto i primi effetti della terapia per combattere l'invecchiamento iniettandosi Dna alieno:

“Il primo mese mi sentivo euforico, ma potrebbe essere un effetto placebo. Però sono cambiati valori che l’effetto placebo non può influenzare: ho più globuli bianchi, 20% in meno di colesterolo cattivo e 20% in più di quello buono, e ho 10 battiti in meno al minuto. Mi sembra di guarire prima dalle ferite. Ma comunque, so che se lo sta chiedendo, no, non mi è ancora venuta voglia di mettermi una calzamaglia e andare a combattere il crimine”.

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