L’intelligenza artificiale e la tecnologia più in generale ci aiuteranno sempre di più a prevenire malattie. “L’analisi di milioni di radiografie, cartelle mediche, test clinici da parte di questi sistemi porterà ad una medicina preventiva di nuova generazione. Le macchine nell’analisi di grandi quantità di dati sono migliori di noi, possono disegnare i profili a rischio permettendo di intervenire in anticipo. Vivremo oltre 100 anni, ma solo alcuni di noi”. Sono le parole di Bart De Witte, Direttore del Digital Health di Ibm in Germania, a capo della fondazione Futur.

La cosiddetta “medicina dei dati” di cui parla De Witte è già in mano a colossi della tecnologia e un domani non troppo lontano potrebbe essere venduta a caro prezzo, col rischio di creare una spaccatura nella società tra umani di serie A e umani di serie B. Quelli che si possono permettere la vita e quelli che invece si devono arrendere alla morte pur essendoci una soluzione. In questo modo la disparità di reddito e l’aspettativa di vita saranno profondamente legati.

Una previsione tanto cupa del futuro prossimo sarebbe rimasta sul palco dell’evento di H-Farm che ha ospitato De Witte, se non fosse per la conferma che i giganti della tecnologia si stanno muovendo in questo campo.

Facebook ha annunciato di avere una tecnologia capace di eseguire una risonanza magnetica dieci volte più rapidamente del normale; l’Ai Watson della Ibm è entrata in ospedale in Germania da oltre un anno e scandaglia sintomi individuando malattie rare difficili da diagnosticare; DeepMind di Google riesce a scoprire più di cinquanta patologie dell’occhio con un’accuratezza del 94%.

“Tra 20 anni il nostro corpo sarà monitorato h24 grazie a micro sensori. Avremo individui che vivranno molto più a lungo. Una sorta di casta di superumani” ha dichiarato il filosofo francese Edgar Morin. Così i miracoli della scienza, della ricerca e della tecnologia che segnano quest’epoca potrebbero diventare un disastro se la loro gestione rimarrà in mano a poche compagnie e pochi governi.

La medicina dei dati ha già stimato che si possa raggiungere anche i 120 o 130 anni. Ma potrebbe essere una medicina solo per pochi. Per un’élite ricca, sana e longeva.

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