Un bosco di 10 ettari spunta a circa 7 km in linea d’aria dal centro di Parma. È il bosco che hanno deciso di creare Giancarlo e Roberto Spaggiari, padre e figlio. La loro avventura è iniziata nel 2000, ma la primavera scorsa ha visto un’accelerazione decisiva e tra un paio d’anni potremo vedere la rigogliosa conclusione.

Giancarlo, il padre, ha 86 anni e da tutta la vita fa il coltivatore, mentre il figlio Roberto, 47 anni, è impiegato comunale con due lauree alle spalle, una in legge e una in archeologia. Insieme hanno dato vita al loro sogno un po’ naif che ora sta prendendo forma.

Lungo la via Emilia, tra file di capannoni industriali e aziende di vario genere, spunta una grossa macchia verde, frutto dell’amore e della passione per la natura degli Spaggiari, che va contro il piano regolatore del Comune di Parma che aveva previsto una fitta urbanizzazione. Come succede in questi casi, a Giancarlo e Roberto venne offerta una cifra consistente in cambio dei loro ettari di campagna che all’inizio ospitavano una coltivazione di pomodori e un piccolo vigneto. Ma padre e figlio resistettero alla tentazione economica, perché nel frattempo avevano già partorito la loro idea convinti che “fra una casa e un albero, è meglio scegliere l’albero”.

A dare la svolta per realizzare il loro sogno è stato poi un fondo per lo sviluppo rurale promosso dall’unione Europea, che ha pagato le spese per la piantumazione del bosco. I primi quattro mila alberi sono stati piantati nel 2000 su tre ettari. I restati, 7.036 tra querce, noci e frassini, è arrivato nel 2018. Ci sono anche arbusti tipo cornioli, prugnoli e sanguinelli, oltre a piante secondarie come peri selvatici, meli e olmi.

“Sono contento di aver fatto questo bosco, così non ci sono più trattori, né diserbanti. Qui non c’è più niente, qui c’è solo natura” ha dichiarato orgoglioso Giancarlo. Roberto gli fa eco: “È come avere ristabilito un equilibrio con quello che c’era prima di noi: niente cemento, solo verde”.

Ad aiutare gli Spaggiari nella piantumazione sono accorsi gli amici, che Roberto ci tiene a nominare uno per uno: “Massimo Catellani, Alberto Fontana, Cristian Mercadanti, Romano Gelati e Roberto Vezzani”, che sono stati ripagati in amarone, lambrusco e polenta.

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