L’8 settembre è entrato in funzione nell’Oceano Pacifico un gigantesco sistema di pulizia della plastica. Creato da The Ocean Cleanup, organizzazione non-profit fondata nel 2013 dall’inventore olandese ventiquattrenne Boyan Slat, ha come obiettivo quello di rimuovere i frammenti di plastica dall’ormai famosa area marina nota come la Great Pacific Garbage Patch (o Pacific Trash Vortex), la grande isola di residui plastici, situata nell’Oceano Pacifico settentrionale, grande più del triplo della Spagna e più del doppio della Turchia o del Texas.

Secondo Slat il suo sistema di pulizia, una volta operativo al 100%, permetterà al gruppo di “pulire il 50% della chiazza in cinque anni” e spera di raggiungere il pieno funzionamento entro il 2020.

Il sistema è composto da 60 apparati formati ciascuno da una barriera a forma di U lunga circa 600 metri che galleggerà non ancorata sull’acqua, con un pannello profondo tre metri per intrappolare la plastica sottostante. In questo modo il sistema riesce a intrappolare più efficacemente la plastica, permettendo a delle imbarcazioni di raccoglierla ogni qualche mese per portarla a terra e riciclarla.

Ma in tanti sono scettici: c’è chi non crede che questo sistema possa raccogliere tanta plastica quanto afferma e chi si preoccupa che possa intrappolare la fauna marina, che potrebbe nutrirsi di plastica e restare imprigionata tra i frammenti.

The Ocean Cleanup dice che ha progettato il sistema perché si muova lentamente, dando alle creature il tempo di nuotare via — e che, visto che il pannello è impenetrabile, non riesce a intrappolare creature come una rete. La corrente dovrebbe fluire sotto il pannello, portando con sé gli organismi alla deriva. Si potrà rimuovere la plastica solo periodicamente e, secondo l’organizzazione, si controllerà sempre la presenza di fauna marina prima che la plastica venga rimossa.

C’è poi chi sottolinea un altro aspetto: anche se The Ocean Cleanup riuscirà a catturare una qualche quantità di plastica, sarà comunque un problema riciclarla. Diversamente dal vetro e dall’alluminio, il riciclo della plastica non funziona bene. Inoltre, con il passare del tempo, le plastiche si scompongono in materiali di qualità inferiore, deteriorati dall’acqua marina e dalla luce solare, e non hanno praticamente possibilità di essere trasformati in qualcosa di utile.

Il gruppo dice che i campioni raccolti dalle passate spedizioni erano ancora riciclabili e di “qualità sorprendentemente buona”. Si sta ancora indagando metodi di riciclaggio per fare il migliore uso della plastica.

Il problema, del resto, sta a monte. E cioè nell’enorme diffusione della plastica nella nostra società. Gli apparati del gruppo dovrebbero quindi essere piazzati al largo delle coste dove la maggior parte della plastica raggiunge gli oceani. O, ancora meglio, raccogliere la plastica prima che raggiunga il mare.

Instant Future

Instant Future (IF) è un progetto di comunicazione digitale sui temi dell'innovazione, del futuro prossimo e della tecnologia che migliora la vita dell'uomo.


Social


© Copyright 2018 Instant Future - All rights reserved.