Un catamarano da 100 tonnellate, un viaggio con 35 tappe entro il 2021, un team di una ventina di persone che cambia ogni 3 mesi. È questa la ricetta per la battaglia contro la plastica nel mare e il progetto si chiama Race of Water. Lo stesso nome del catamarano che viaggia a energie rinnovabili ed è impegnato dal 2017 a girare il mondo per sensibilizzare i paesi sull’inquinamento.

La barca assomiglia a una navicella spaziale ed è al suo secondo viaggio. Il primo fu nel 2015, quando attraversò le grandi “isole di plastica” degli oceani mostrando all’equipaggio una situazione assai sconcertante: i frammenti di polimeri incontrati erano così tanti che era impensabile cercare di ripulire i mari. È per questo che il team crede che, invece di ripulire l’ambiente, sia più efficace ripartire dall’educazione sulla terraferma: «Per riuscire a salvare gli oceani dobbiamo cambiare le nostre abitudini nelle città, nei villaggi, nei i luoghi in cui viviamo. Dobbiamo agire alla fonte».

Così, nel tentativo di salvare «la più grande risorsa dell’umanità, l’acqua», nell’aprile 2017 il catamarano sponsorizzato da Breguet è salpato per un nuovo viaggio di cinque anni: dall’Europa ha attraversato l’Atlantico, navigato nei Caraibi, passato lo stretto di Panama ed è arrivato fino alla Polinesia dove si trova in questo momento. Viaggia con un triplice scopo: insegnare la navigazione lenta e green «in media quattro nodi, perché spendiamo il tempo risparmiando energia» grazie a un mix di rinnovabili quali solare, vento e idrogeno; coinvolgere migliaia di persone nell’educazione ambientale e in ogni tappa organizzare incontri con governatori e politici locali per cercare soluzioni basate sul riciclo e il riutilizzo della plastica da trasformare in energia. Con loro portano le dimostrazioni di una macchina, sviluppata dalla società francese Etia, in grado di trasformare i rifiuti di plastica in gas che poi diventano energia elettrica.

I membri del team si definiscono “ambasciatori”, perché sono una sorta di agenti diplomatici che, in ogni Paese visitato, provano a stimolare autorità e intere scolaresche sulle azioni da intraprendere per combattere il degrado legato alla plastica. In Perù ad esempio hanno spinto sulla necessità di adottare buste biodegradabili, in altre zone del Centro America si è affrontato il tema della differenziata che mancava o dell’importanza di salvaguardare i fiumi, dato che oltre l’80% della plastica in mare arriva dai corsi d’acqua cittadini. Poi ci sono azioni come la pulizia delle spiagge in cui saranno coinvolti 50mila bambini, i workshop con startup innovative sul riciclo e i contributi degli scienziati ospitati sulla nave.

A bordo dell’imbarcazione, dotata di 512 metri quadrati di pannelli solari, oltre all’equipaggio di cinque membri tra marinai e ingegneri possono essere ospitate infatti altre undici persone. Sono spesso ricercatori che raccolgono campioni e analizzano le acque in alcune tappe. Il catamarano è infatti dotato anche di un laboratorio scientifico.

Race of Water continua così la sua veleggiata tra gli oceani insegnando il riciclo e i modelli di sostenibilità del domani, soprattutto a chi usufruirà del mondo futuro: i bambini.

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