Cosa succederebbe se domani decidessi di lasciare il lavoro? Se te lo sei sempre chiesto sappi che le motivazioni negative che ti hanno tenuto su quella sedia finora sono in gran parte infondate. Crescono sempre di più i job quitters: professionisti che scelgono di lasciare il lavoro per costruire progetti e un miglior equilibrio tra vita privata e occupazione.

Ecco allora che il mercato del lavoro non lo fanno più solo le aziende. Il potere di negoziazione potrebbe presto essere ribaltato e passare nelle mani del dipendente, ma solo dopo aver imparato l’arte del distacco. Il trucco sta nell’intraprendenza e nella capacità di vedere se stessi come una piccola azienda. Ecco perché si parla sempre di più della quitting economy, ovvero l’arte delle dimissioni.

Il concetto del “Ceo of Me” era già stato spiegato quasi 30 anni fa da Friedrich Hayek e Milton Friedman, dove l’individualismo veniva visto come un valore che garantisce la performance. In questa metafora della persona come azienda a dettare le regole è soprattutto l’attitudine al cambiamento. Ma la qualità del lavoro, in questo caso, non migliora solamente lo status del dipendente, anche per le aziende l’idea del turnover potrebbe avere risvolti positivi se si pensa che le stesse avrebbero di conseguenza meno responsabilità per quanto riguarda la stabilità lavorativa delle persone.

Reid Hoffman, co-fondatore di Linkedin ha dichiarato che i migliori lavoratori sono quelli in grado di spostarsi tra un’azienda e l’altra. È poi compito delle aziende investire sulla loro formazione, non tanto per tenerseli stretti, ma per lasciarli andare, almeno temporaneamente. Insomma nel lavoro, come in amore, vince chi fugge.

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