«Fermate i soldati-robot, sono un pericolo per l'umanità». È questo l’incipit di una lettera aperta all’Onu scritta da 116 persone che del tema se ne intendono. Si tratta di fondatori di aziende di robotica e intelligenza artificiale, tra cui Mustafa Suleyman (DeepMind), Jerome Monceaux (Aldebaran Robotics), Elon Musk, solo per citarne alcuni. Musk, fondatore di Tesla e Space X, ha poi rincarato la dose nei giorni successivi sul suo profilo Twitter, lanciando l’allarme: «L'intelligenza artificiale potrebbe causare la terza guerra mondiale». Più della Nord Corea, che secondo Musk non rappresenta una minaccia di cui preoccuparsi più di tanto.


«Le armi letali autonome - spiegano i ricercatori nell’appello alle Nazioni Unite - minacciano di essere la terza rivoluzione in campo bellico. Una volta sviluppate, permetteranno ai conflitti armati di essere combattuti su una scala più grande che mai, e su scale temporali più veloci di quanto gli umani possano comprendere: sono armi che despoti e terroristi potrebbero rivolgere contro popoli innocenti, oltre che armi che gli hacker potrebbero riprogrammare per comportarsi in modi indesiderabili. Non abbiamo molto tempo per agire: una volta aperto il vaso di Pandora, sarà difficile richiuderlo».

Un appello accorato che non deve restare inascoltato. Disporre di un esercito di robot-killer porterebbe presumibilmente gli esseri umani, e non le macchine, a sbarazzarsi di altri uomini molto più velocemente e su una scala mai vista prima. Perché se si pensa che sostituendo i robot ai soldati si risparmieranno vite umane in caso di conflitto, con ogni probabilità si sbaglia. Anche perché difficilmente gli scontri sarebbero tra robot e robot, ma ci si troverebbe di fronte a conflitti impari tra macchine e uomo. Uomini in carne e ossa, con affetti da difendere, paure e tutto quello che la fragilità umana porta con sé al cospetto di macchine di acciaio, senza sentimenti né pietà e nessuna paura di morire. 
E non trattandosi di un film, il lieto fine non sarebbe così scontato.