C’era una volta il cinematografo…Ma anche il Festival del Cinema di Venezia si è ormai arreso alla virtual reality. Giunta alla sua 74esima edizione, la Mostra cinematografica guarda al futuro con una sezione proprio dedicata alla realtà virtuale, scavalcando per la prima volta la barriera tra spettatore e grande schermo. La location che ospita “il futuro”, uno dei più antichi edifici sull’isola del Lazzaretto Vecchio e fino a ieri dimenticato, ora invece riesce a mixare in modo perfetto mattoni a vista secolari e high tech.

Alla realtà virtuale è stata dedicata, infatti, una sezione a cui si sono candidati diversi film, tutti molto corti, da un minimo di 5 minuti a un massimo di 24, che arrivano da Italia, Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina, Corea del Sud, Danimarca e Taiwan. Registi, sceneggiatori e graphic designer che non vogliono solo farci vedere qualcosa ma scaraventarci dentro a una storia. La realtà virtuale non ha niente a che fare con l’ormai superato 3D. È un cinema “in prima persona”, non solo davanti, ma “tutto intorno a te” (parafrasando uno slogan piuttosto conosciuto degli ultimi anni). Così lo spettatore non guarda più un film, ma lo vive.  

Per vivere queste storie ci sono tre modi diversi: l’Oculus Stand Up, si sta in piedi, collegati a uno schermo con visore e cuffie, immersi nella narrazione con suoni che avvolgono tutto lo spazio intorno; poi c’è Installation, stessa cosa, ma tutto concentrato in una piccola stanza, dove si può interagire e cambiare la storia che si sta vivendo; infine c’è Theater, per i più pigri, sempre con visori e cuffie, ma comodamente seduti su poltrone girevoli a 360 gradi.

Il cinema non è però solo cosa si racconta, ma come lo si racconta, e la modalità in cui lo si fa non è solo tecnologia, ma anche narrativa. Con la realtà virtuale lo storytelling dipende dalla tua prospettiva, dall’angolazione della tua testa.