Altro che SuperBowling. Sono 380 milioni gli spettatori delle discipline virtuali che, soprattutto in Oriente, sono sempre più seguite. Sia dal vivo che in streaming i match a suon di joystick e realtà aumentata stanno diventando un cult al pari del calcio o di altri sport, tanto che gli spettatori hanno superato quelli del SuperBowling di almeno 4 volte.

Si chiamano e-sport e sono a tutti gli effetti dei campionati professionali di videogiochi. A quanto pare un gol all’incrocio dei pali fatto con una console è altrettanto entusiasmante di uno realizzato nella realtà. Lo conferma il tutto esaurito in Corea del Sud: a Incheon 50mila spettatori sono impazziti quando, nei maxischermi dello stadio, hanno visto i ragazzi di Invictus, cinesi, battere gli europei di Fnatic a League of Legends, il videogioco più antico e amato di genere fantasy.

Lo sport virtuale raggiunge la popolarità di quello reale, tanto che i vincitori hanno incassato un montepremi da un milione di dollari e sono già assediati da sponsor e fan che chiedono selfie e autografi. È per questo che aziende come Coca Cola o Intel stanno già cercando di accaparrarsi il mercato, che conta spettatori soprattutto in Asia e tra gli under 25.

Secondo gli analisti di Newzoo il mercato degli e-sport vale un miliardo l'anno, in crescita costante del 20%. Il 25enne tedesco Kuro Takhasomi, specialità Dota 2, nel suo settore è un personaggio equiparabile a Ronaldo e viene conteso tra le squadre a suon di dollaroni. Il Dream Team di Invictus, giocatori cinesi e coreani, è stato assemblato dal figlio di Wang Jianlin, patron di Wanda e terzo uomo più ricco della Cina.

Ma il fenomeno non dilaga solo in Oriente, dove l’agonismo su schermo è stato introdotto per la prima volta come disciplina dimostrativa ai Giochi Asiatici. In Europa diverse squadre di calcio, compreso l'Empoli, hanno creato il loro team di e-pallone. Negli Stati Uniti i college offrono borse di studio per i talenti della tastiera, così come fanno per le promesse di basket e football.

E, come in tutti gli sport, pare sia arrivato anche il doping: un paio di anni fa alcuni assi della tastiera hanno rivelato di aver assunto degli stimolanti prima delle partite. Il governo comunista sta già ricorrendo ai ripari: ha bloccato l'uscita di nuovi videogiochi, preoccupato per la salute fisica e mentale dei suoi adolescenti, mandando in crisi i colossi del settore come Tencent. Che si consolano però vedendo spuntare arene speciali per e-sport in ogni metropoli, strapiene di ragazzini venuti ad ammirare le mosse dei loro idoli.

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