In un periodo storico in cui il made in Italy sta rischiando di essere ceduto all’estero al miglior offerente, le eccellenze del settore funiviario si stanno dimostrando sempre più solide e competitive anche nei mercati internazionali. Imprese italiane sono oggi molto conosciute all'estero e fanno parlare di sé.

“Il know-how unico, la tecnologia all’avanguardia e la costante attenzione verso il binomio innovazione-sostenibilità ambientale delle nostre aziende del settore funiviario le hanno rese nel tempo dei veri e propri leader in Italia e all’estero, in grado di portare il nostro ‘sapere’ e il nostro prodotto in tutto il mondo. Basti pensare al gruppo Leitner e a TechnoAlpin, due colossi di questo settore” afferma Valeria Ghezzi, Presidente di ANEF – Associazione Nazionale Esercenti Funiviari.

Il gruppo Leitner investe costantemente in ricerca e sviluppo (23 milioni di euro solo nel 2017): investimenti che hanno portato, fra le varie opere realizzate, anche all’avveniristico impianto che entrerà in funzione nell’estate 2019 a Voss, rinomata località turistica della Norvegia: il terzo progetto sul fronte della tecnologia trifune dopo l’impianto sul ghiacciaio austriaco dello Stubai e la funivia 3S più alta al mondo sul versante svizzero del Piccolo Cervino, entrata in funzione questo settembre. A fronte di un investimento complessivo di 31 milioni di euro, l’impianto di Voss sarà unico nel suo genere e rivoluzionerà tutta la mobilità locale: un unico edificio ospiterà la stazione funiviaria, quella degli autobus e quella dei treni.

TechnoAlpin, grazie al suo generatore di neve fra i più alti in Europa installato sul Plateau Rosa sopra Cervinia, a 3.320 metri di altitudine, renderà ancora più semplice, nella prossima stagione invernale 2018/2019, il collegamento sci ai piedi fra Svizzera e Italia, attraverso il comprensorio sciistico di Breuil-Cervinia/Valtournenche e quello di Zermatt, per un totale di 360 km di piste. Un impianto unico reso possibile dalla collaborazione stretta e costante di TechnoAlpin con università e istituti di ricerca, ma anche dall’investimento annuale di quasi 6 milioni di euro in ricerca e sviluppo, per trovare soluzioni tecnologicamente avanzate e al contempo a basso impatto ambientale.

Sottolinea Valeria Ghezzi: “L’attenzione verso l’ambiente - sia da un punto di vista della mobilità sostenibile, per quello che riguarda il trasporto a fune, sia nell’ottica di un ridotto e corretto consumo d’acqua ed energia rinnovabile per la nevificazione - è al contempo un dovere e un’opportunità: non si può infatti non tenere conto dei cambiamenti climatici e del fenomeno del dissesto idrogeologico; allo stesso tempo, dove vi sono impianti di risalita e piste da discesa la montagna è costantemente monitorata e mantenuta in salute, e si viene a creare un circuito virtuoso in grado di attirare investimenti rivitalizzare il tessuto economico delle zone di montagna”.

Gli impianti a fune hanno quindi un ruolo centrale nell’economia dei territori montani, con 400 società attive nel settore a livello nazionale, per un totale di oltre 1.500 impianti, 12.000 dipendenti, circa 1 miliardo di euro di fatturato e 7 miliardi di euro di indotto. “Per non parlare della grande attrattività delle nostre aziende nei confronti dei mercati esteri, coi quali quest’anno sono stati stipulati accordi per la realizzazione di importanti progetti del valore complessivo di circa 150 milioni di euro” conclude la Presidente Valeria Ghezzi.

 

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