Il trucco è ispirarsi alla natura. È così che molti robot, soprattutto droni, hanno delle fattezze sempre di più simili a quelle degli animali, che siano di piccole o grandi dimensioni.

Scienza e ricerca stanno studiando le caratteristiche degli esseri viventi per riprodurle nella progettazione di macchine da utilizzare in diversi ambiti. Dalla medicina all’ambito militare, passando per la sfera educativa: i campi di utilizzo degli animali robot sono numerosi e in crescita.

 

I robot insetti

Sono sempre di più i robot programmati per muoversi e agire come gli insetti.

Robobee è un’ape robot capace anche di nuotare. Con un peso pari a un decimo di grammo, è più piccola di una graffetta, ma in grado di sbattere le ali 120 volte al secondo, quando è in aria, 9 volte al secondo quando è in acqua. Un sensore di bordo ne stabilizza i movimenti. Il suo impiego potrebbe essere in missioni di sorveglianza militare o di ricerca in zone disastrate, nel monitoraggio ambientale e del traffico o, più semplicemente, per l’impollinazione artificiale dei fiori.

Molto simile è il progetto di un robot che si ispira al gerride, o insetto pattinatore: pesa 68 milligrammi, è in grado di saltare sulla superficie dell’acqua e potrebbe essere utilizzato per monitorare la qualità di laghi e fiumi.

Il robot simile al grillo potrebbe invece avere un futuro da soccorritore in luoghi colpiti da calamità naturali, per la sua capacità di riuscire a compiere salti di oltre un metro su terreni accidentati, con un motore di appena mezzo grammo.

Sulla stessa scia il robot che assomiglia a una cicala che, equipaggiato con sensori ad hoc, è in grado di esplorare zone impervie e pericolose per l’uomo, riproducendo il meccanismo di salto della cosiddetta cicalina verde, specie molto diffusa in Italia.

E c’è anche il robot scarafaggio: lungo 10 centimetri, è dotato di sensori fotosensibili e di una microcamera per mappare l’ambiente circostante. Recentemente ha attirato l’attenzione delle forze armate russe che pensano di utilizzarlo come robot spia.

Anche la Darpa, agenzia del Dipartimento della Difesa americano, sta investendo nello stesso settore. L’obiettivo, almeno ufficialmente, è creare un esercito di insetti robot volanti da impiegare in operazioni di ricerca e soccorso. Gli esperti non si sentono di escluderne un’applicazione anche in campo bellico.

Dragonfly è un insetto robot volante ispirato alla libellula. Pesa 25 grammi ed è dotato di 20 sensori ambientali, telecamera e Gps integrato. È ideale per ricognizioni e riprese aeree, anche in ambito militare.

 

I cani robot

Big Dog è il cane robotizzato ideato dalla Boston Dynamics in collaborazione con il Dipartimento della Difesa americano, già usato dai marines in attività di perlustrazione, capace di camminare su terreni accidentati, di percorrere fino a 32 km in completa autonomia e trasportare materiali fino a 180 chili.

Cheetah è invece un incrocio tra un cane e una scimmia progettato per supportare la fanteria in azioni di guerra. Questo animale robot corre più veloce di Bolt (47 km/h) e salta ostacoli alti 40 cm.

Appartiene al regno dei giocattoli, ma è sempre un robot dalle sembianze canine, Zoomer. Risponde ad oltre 30 comandi vocali e ha sensori visivi e di movimento che gli permettono di comportarsi come una cane vero.

 

La tartaruga per educare i bambini all’uso dei robot

Si chiama Shelly ed è una vera e propria tartaruga robot. È stata progettata per i bambini e per educarli a trattare i robot nella giusta maniera. Spesso, infatti, i più piccoli sono abituati a strapazzare tutto ciò con cui vogliono giocare, compresi i robot. Ma Shelly, se viene trattata male, ritira la testa dentro il suo guscio e la rimette fuori solo quando è convinta che il pericolo sia passato. I bambini vengono così educati a controllare i propri gesti e le proprie abilità.

 

Animali robot preistorici

Quando gli animali robot non sono giocattoli, possono avere scopi molto seri. È il caso di OroBot, un lucertolone preistorico ricostruito sotto forma di robot dagli scienziati del Politecnico di Losanna e dell’università Humboldt di Berlino. OroBot è la ricostruzione robotica di un Orobates pabsti, vissuto 300 milioni di anni fa. Grazie a un fossile trovato in Germania nel 1998 l’animale è stato ricostruito in laboratorio e adesso grazie al robot sappiamo come camminavano questi antenati del coccodrillo.

 

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