Scoprire la presenza dell’aritmia grazie a un giubbotto speciale. È il nuovo device che unisce la registrazione elettrica dei segnali dell’elettrocardiogramma con le immagini di una sofisticata Tac, evitando così esami molto invasivi per identificare il pugno di cellule che danno il via alle alterazioni del cuore. 

Normalmente, nei casi più complessi di aritmia, occorre procedere con un esame diagnostico che richiede l’inserimento di un sondino nel cuore, attraverso un’arteria o una vena, per scoprire dove nasce il disturbo del ritmo. Quello presentato a Bologna è il primo sistema al mondo in grado di eliminare completamente l’invasività della attuale procedura clinica. Il giubbotto viene infatti indossato dal paziente e con un singolo battito cardiaco consente di avere una panoramica continua e simultanea dell’attività delle camere cardiache, non ottenibile con i tradizionali metodi diagnostici. Grazie a 252 sensori, il sistema registra i segnali elettrocardiografici dal torace e li combina con i dati di una tomografia assiale computerizzata. Basta un singolo battito per creare le mappe cardiache in 3D di entrambi gli atri e di entrambi i ventricoli, in modo da ottenere il quadro complessivo dell’attività elettrica del cuore del paziente.  “Spesso le aritmie cardiache sono difficili da individuare persino con metodiche invasive. Questo device facilita la diagnosi di forme aritmiche complesse” commenta Giovanni Rovaris, responsabile di Elettrofisiologia interventistica e Cardiostimolazione presso l’Ospedale San Gerardo - ASST di Monza, tra gli italiani che hanno utilizzato il sofisticato “indumento”.

I dispositivi indossabili, i cosiddetti wearable, consentono di rilevare parametri relativi al corpo e  in futuro saranno sempre più precisi ed affidabili. In questo settore si lavora costantemente per ottimizzare questa seconda “pelle” di tessuto che, oltre a misurare parametri semplici come le calorie consumate o il battito cardiaco, potrebbe addirittura cogliere i segnali che indicano che si sta verificando un ictus cerebrale e mandare un allarme a chi si occupa del soccorso. E addirittura in futuro si potrebbe puntare su una sorta di “sistema” diagnostico in grado di segnalare le alterazioni legate ad una malattia. Come? Semplicemente con un cambio di colore, visibile a chiunque. Ma l’obiettivo di questi strumenti non è solo la diagnosi in anticipo. Basti pensare in questo senso a Hiris, brevettata presso l’Istituto Italiano di Tecnologia “IIT” che rappresenta una sorta di “estensione” del corpo attraverso la tecnologia. Si tratta di un device indossabile che consente di rilevare e registrare parametri geometrici e movimenti per il miglioramento dello stile di vita e dell’attività sportiva di chi lo indossa, grazie all’ausilio di feedback specifici. Il tutto attraverso un sistema di sensori e attuatori indossabili, capaci di interagire tra loro in un sistema a rete e di trasferire in maniera bidirezionale informazioni.

Il giubbotto è a oggi il primo sistema di mappaggio elettro-anatomico non invasivo del cuore, approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) americana ed è stato presentato a Bologna in occasione del Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC). 

 

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