La popolazione italiana non possiede le competenze di base necessarie per prosperare in un mondo digitale, sia in società sia sul posto di lavoro”. Sono queste le parole dell’Ocse che, purtroppo, descrivono esattamente quella che è la situazione sulle competenze digitale degli italiani.

Essere medaglia di bronzo su 29 Paesi nella classifica degli analfabeti digitali, e nel 2019, è una grande sconfitta. I dati sull'Italia preoccupano: solo il 21% della popolazione possiede un buon livello di alfabetizzazione e capacità di calcolo.

 

La relazione Skills Outlook 2019

Si chiama così la raccolta dati che mostra il livello italiano nella digitalizzazione. Ma perché è così grave? La risposta è semplice e ovvia: siamo nel 2019 e nell’era della digitalizzazione non si può pensare di crescere come Paese e come persone singole senza queste conoscenze. La scuola, il lavoro e tutta la gestione della nostra vita quotidiana stanno evolvendo in questo senso. E noi rischiamo di perdere il passo.

Nella relazione si legge che “un’ampia gamma di competenze permette di sfruttare dei vantaggi derivanti dall’uso di Internet e delle nuove tecnologie. In Italia, tuttavia, solo il 21% degli individui in età compresa tra i 16 e i 65 anni possiede un buon livello di alfabetizzazione e capacità di calcolo (cioè ottengono almeno un punteggio di livello 3 nei test di alfabetizzazione e calcolo PIAAC). Si tratta del terzo peggior risultato tra i paesi esaminati“, dopo Turchia e Cile.

 

Cos’è il PIAAC?

Letteralmente è il Programme for the International Assessment of Adult Competencies ed è ideato dall’Ocse. In pratica è un questionario che, insieme a test cognitivi, viene proposto consecutivamente durante un’intervista di un’ora e mezza circa a persone fisiche tramite pc e in forma anonima.

L’obiettivo del questionario è indagare sulla condizione socio anagrafica delle persone, valutando i percorsi di formazione, la storia professionale e anche aspetti più personali come le indicazioni relative allo stato di famiglia.

Non di minore importanza sono i poi i test cognitivi correlati. Questi servono a misurare l’abilità nella lettura e nella comprensione dei testi, le conoscenze matematiche e il livello di problem solving, il tutto in un ambiente tecnologicamente avanzato.

Morale della favola: secondo l’Ocse solo il 36% degli italiani è in grado di utilizzare internet in modo complesso. In parole povere il nostro è il livello più basso in assoluto tra quello dei Paesi per cui questo dato è disponibile.

 

Il mondo del lavoro non va meglio

Se questa è la fotografia generale del Paese, meglio non va se si restringe il campo al solo mondo del lavoro.  Le risorse ICT sono sì utilizzate, ma con meno intensità rispetto ad altre nazioni analizzate dall’Ocse. Il 13,8% dei lavoratori italiani occupa posizioni ad alto rischio di automazione (negli altri Paesi siamo attorno al 10,9% in media) e necessita dunque di una lunghissima formazione prima di essere in grado di passare a occupazioni con minor rischio. Addirittura, il 4,2% necessiterebbe di una formazione fino a tre anni.

Se poi vogliamo risollevarci il morale, possiamo anche fermarci sui risultati di altri Paesi. Dei 29 analizzati, infatti, solo 6 (Belgio, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) stanno crescendo in tema di digitalizzazione. Ma si sa, non c’è mai fine al peggio.

Instant Future

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