Il Texas, più volte nella sua storia alle prese con la siccità, è flagellato dalla furia devastatrice dell’uragano Harvey, il peggiore ad avere colpito gli Stati Uniti dai tempi di Katrina. Roma invece, città di fontane e acquedotti, deve fronteggiare un’emergenza siccità che non ha precedenti. È uno dei tanti segnali che quotidianamente riceviamo sui cambiamenti climatici in corso. Un problema globale, che interessa tutti ma per cui non si fa abbastanza. E i cambi di marcia, o sarebbe meglio dire retromarcia, fatti sul tema negli ultimi tempi non possono lasciare tranquilli.

Nella Capitale la situazione è al limite. L’estate è passata senza lo straccio di una pioggia e anche il lago di Bracciano è ai minimi termini. A settembre la città potrebbe ritrovarsi a fare i conti con il piano di riduzione controllata delle pressioni d'acqua in orario notturno. Il programma, preannunciato a fronte della forte crisi idrica, mette in conto la possibilità che dalle 23.30 di sera alle 5 del mattino i piani alti dei palazzi romani siano senz’acqua. La necessità di ridurre la pressione d’acqua dipenderà da un lato dal rientro in massa dei romani dalle ferie estive e dall’altro da eventuali piogge che potrebbero scongiurare la misura. Almeno per ora. In ogni caso, a tutela soprattutto dell'operatività degli ospedali, Acea sta mettendo in campo un sistema di autobotti in città. Una cinquantina sono state già recuperate, e la multiutility cittadina è al lavoro per trovarne altre da mettere al servizio del Comune per garantire, in ogni circostanza, l’approvvigionamento delle strutture pubbliche, dalle scuole agli ospedali.

Quello della siccità è un fenomeno che non sorprende più. Ci stiamo facendo l’abitudine, un’estate torrida dopo l’altra. Ma cosa ci riserva il futuro? Se adesso le guerre sono scatenate (almeno come pretesto) dalla religione o dal petrolio, domani potrebbe essere proprio l’acqua al centro dei conflitti. A lanciare l’allarme è stato lo stesso Papa Francesco a febbraio: «Mi domando – le sue parole – se in questa terza guerra mondiale a pezzi che stiamo vivendo non stiamo andando verso una gran guerra mondiale per l’acqua». Dalle guerre per l’oro nero, a quelle per l’oro blu il passo potrebbe anche essere più breve del previsto.

(c.z.)

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