Per i bambini nati negli anni Sessanta e nei primi Settanta era normale voler fare l’astronauta. Erano tempi di piccoli salti per l’uomo e di grandi balzi per l’umanità e nelle serate con la luna piena i genitori incantati indicavano il cielo ai figli: «Pensa, noi siamo andati fino là».

Poi i viaggi nello spazio hanno perso fascino, sono diventati esercizi tecnologici di difficile comprensione, e i bambini hanno cominciato a fare altri sogni. Adesso ci sono Nespoli nello spazio, e Samantha Cristoforetti che appena atterrata non vede l’ora di tornarci. Non solo, ci sono tutti, o quasi, i più ricchi del pianeta che sognano di essere i primi a organizzare viaggi nello spazio neanche si trattasse di un volo Milano-Roma. Sono cambiate tante cose, è rimasto uguale solo il candore dei bambini, ovvero di chi ancora non ha completato nessun corso di studi specialistico, di chi ancora pensa che tutto sia possibile e niente impossibile, di chi non sa che esistano moduli a disposizione dei reclutatori di nuovi astronauti che dovrebbero svelare forze e debolezze dei candidati. Dunque esistono ancora dei Jack, come il Jack che ha scritto questa lettera alla Nasa: «Mi chiamo Jack Davis e penso che potrei essere adatto per quel posto di addetto alla protezione planetaria. Ho solo nove anni ma credo di essere tagliato per quel lavoro. Una delle ragioni è che mia sorella dice sempre che sono un alieno. E poi ho visto quasi tutti i film sullo spazio e sono un fan dei videogame perciò posso imparare e pensare come un alieno».

 In effetti, in un’Italia in cui nei giorni pari c’è una statistica sulla disoccupazione giovanile e nei giorni dispari un dibattito sui bamboccioni che vivono ancora con mamma e papà, Jack è un alieno. Non importa l’età, contano le intenzioni e infatti alla Nasa lo hanno capito subito. E così invece che trattare Jack come un bambino lo hanno eletto ambasciatore di una campagna social sviluppata per invitarlo a una visita nel suo ...ufficio spiegando contemporaneamente a tutti che quel lavoro è tutto tranne che uno scherzo. Non è quello che un bambino di oggi potrebbe fare da grande, è una fotografia del mondo del lavoro di oggi che bisogna saper guardare e interpretare con occhi ogni tanto da...alieno.

«Ho sentito dire che sei un guardiano della galassia - ha scritto il direttore della Planetary Science division James Green - e che saresti interessato a quel posto di addetto alla protezione planetaria. Magnifico! Quel lavoro è molto importante e consiste nel proteggere la Terra dai piccoli microbi che si trovano nei campioni in arrivo dalla Luna, dagli asteroidi e da Marte. Quel lavoro è importante anche per proteggere gli altri pianeti e le lune dai nostri germi e per esplorare responsabilmente il sistema solare. Siamo sempre alla ricerca di futuri brillanti ingegneri e scienziati, quindi spero che studierai molto e che andrai bene a scuola».

(l.c.)

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