Le grandi rivoluzioni partono da piccoli passi. È per questo che quello che sta succedendo a Milano in questi giorni potrebbe essere l’inizio di una svolta nella lotta alla plastica. 

Studi e ricerche hanno confermato che il maggior uso della plastica avviene nelle grandi città, soprattutto nella vita notturna. Ecco perché i gestori di una decina di locali di Milano stanno unendo le forze per trovare un modo per eliminare del tutto cannucce, bicchieri e bottiglie di plastica dalla movida cittadina.

 

Le direttive dell’Unione Europea

A novembre 2018 è stato approvato dal Parlamento europeo un provvedimento che vieta l’utilizzo di alcuni prodotti in plastica monouso come posate, cannucce, bastoncini cotonati. Entro il 2021 gli stati membri dovranno sviluppare delle strategie di progettazione e produzione sostenibile che rispettino pienamente le esigenze di riutilizzo, riparazione e riciclaggio. A marzo 2019 è stato approvato in via definitiva con 560 voti a favore, 35 contrari e 28 astenuti. Secondo la direttiva, inoltre, entro il 2029 gli Stati membri dovranno raccogliere attraverso la differenziata il 90% delle bottiglie di plastica. La normativa prevede anche che entro il 2025 le bottiglie di plastica debbano contenere almeno il 25% di contenuto riciclato, per passare al 30% entro il 2030.

I numeri del consumo di plastica

Secondo i dati raccolti dal report di Legambiente sul consumo di plastiche, l’Unione Europea consuma annualmente circa 60 milioni di tonnellate di plastica (dato 2016), e di queste il 40% sono associate al comparto degli imballaggi. La produzione di plastica e l’incenerimento in Europa hanno un peso climatico molto rilevante, pari a 400 milioni di tonnellate di CO2 — dati riferiti al 2012. Inoltre, la metà della plastica rinvenuta in mare è composta da quella monouso: tra sacchetti, contenitori per alimenti, pacchetti e involucri, contenitori e tazze per bevande, cotton fioc, stoviglie, piatti, palette per mescolare alimenti, cannucce.

Ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica vengono riversate in mare, questo significa un camion pieno di plastica al minuto che finisce in mare.

Secondo il report di Legambiente sul consumo di plastiche presentato a Palazzo Marino, l’Italia è il secondo paese europeo produttore: ogni anno vengono immessi al consumo tra i 6 e 7 milioni di tonnellate di plastica. Milano, secondo i dati forniti da Amsa, ogni anno produce circa 30.000 tonnellate di plastica.

Milano capofila della lotta alla plastica

Il 18 febbraio 2019 a Palazzo Marino, il Comune di Milano assieme a Legambiente e Confcommercio Milano ha presentato  “Milano Plastic Free,” un’iniziativa sperimentale con cui la città si avvia a dire addio alle plastiche inquinanti. L’idea nasce per sensibilizzare gli esercizi commerciali, i bar e i ristoranti presenti in Zona Isola e Zona Niguarda, e i loro relativi clienti, ad abbandonare le plastiche monouso come bicchieri, posate, piatti, sacchetti e altri contenitori a favore di materiali alternativi, riciclabili e facilmente riutilizzabili.  

A completare la sinergia di forze per eliminare l’utilizzo della plastica monouso si è creata una rete di locali che stanno virando verso soluzioni plastic free. Santeria srl, uno dei locali più frequentati, presente alla conferenza stampa di Milano Plastic Free, si fa ambasciatrice esemplare per una vita notturna sostenibile, affiancata da Worldrise, una Onlus impegnata nella conservazione e protezione marina, sostenuta da North Sails e Ocean Family Foundation. Worldrise ha già promosso con successo l’eliminazione di plastica monouso in 14 locali genovesi. E si propone di fare lo stesso a Milano.

L’obiettivo è quello di fare fronte comune sia per educare i cittadini a un modo più sostenibile di vivere le serate, sia per iniziare ad avere direttamente dai fornitori dei pacchetti che incentivino i gestori a entrare nella rete dei locali plastic free della città.

Le battaglie vinte e quelle da combattere

Dopo l’introduzione dei sacchetti biodegradabili per frutta e verdura nei supermercati, dal 2019 spariscono le stecche di plastica rigida nei cotton fioc, i bastoncini azzurri utilizzati per l’igiene delle orecchie e per il trucco sono messi al bando perché troppo inquinanti. Con ben due anni di anticipo sulla regolamentazione europea. L’Italia ha deciso di mettersi avanti nella progressiva riduzione del ricorso alle plastiche, una massa inorganica che rappresenta il 95% dei rifiuti del mare e ha primati incredibili di resistenza: dai 20 anni di un bicchiere ai 600 anni di un filo da pesca, passando per i 50 anni di una busta. Proprio le shopper della spesa sono state abolite nel 2011, mentre quelle per gli alimenti nel 2018.

D’ora in poi saranno ammessi solo bastoncini biodegradabili, e le marche principali si sono già convertite ai supporti ecosostenibili, anche se, paradossalmente, la scatola dei cotton fioc in commercio continua a essere di materiale plastico. Dal 2020 invece il giro di vite andrà avanti, rinunciando alle microplastiche nei cosmetici, decisioni entrambe prese a suo tempo a livello governativo. Oltre al divieto dei cotton fioc inquinanti, nel nostro Paese sarà vietato anche gettarli nel wc. Scatta l'obbligo per i produttori di indicare le modalità del corretto smaltimento nella confezione.

Altra previsione importante è l'autorizzazione ai pescatori a portare nei porti la plastica raccolta con le reti, invece che ributtarla in mare, come sono costretti a fare oggi dalla legge vigente.

L’Unione Europea colpisce anche le plastiche dette oxodegradabili (etichettate biodegradabili in modo abusivo), i recipienti alimentari e le tazze in polistirene espanso, prodotti ben noti ai consumatori di piatti pronti. L’accordo fissa anche un obiettivo di raccolta delle bottiglie di plastica del 90% entro il 2029.

 

Stop alle sigarette

Bruxelles intende infine tassare i produttori di plastica con una rigida applicazione del principio più inquini più paghi, ha spiegato l’Europarlamento. In particolare ciò riguarderà l’industria del tabacco, per coprire i costi della raccolta e del riciclo dei filtri delle sigarette, altra piaga per l’ambiente: costituiscono il secondo prodotto monouso in plastica per consumo nell’Ue. L’Ue stabilisce inoltre un obiettivo del 25% di contenuto riciclato nella fabbricazione delle bottiglie entro il 2025, del 30% entro il 2030.

E già alcune famose spiagge italiane hanno sottoscritto il divieto di fumo. Dopo Bibione, anche alcuni comuni della Sardegna potrebbero vietare le sigarette in spiaggia. A Stintino il sindaco Antonio Diana ha già disposto il divieto a partire già dalla prossima estate. Niente fumo non solo alla Pelosa, spiaggia molto frequentata e già no smoke dalla scorsa estate, ma in tutte le spiagge del Comune.

Anche la splendida Alghero potrebbe vietare le sigarette nelle sue spiagge, come ha detto il sindaco Mario Bruno che punta a chiudere la partita in tempi brevi.

 

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