Più della ricorrenza impressiona la coincidenza. Negli stessi giorni in cui Apple ha presentato il suo gioiello numero 8, ultimo anello di una catena cominciata 10 anni fa, solo dieci anni fa, la ministra dell'Istruzione Fedeli ha annunciato la fine del bando: lo smartphone può entrare in classe come strumento utile agli studenti.

Lo chiamiamo ancora telefonino quando in realtà ha superpoteri che ogni tanto si trasferiscono pure su di noi, che senza telefonini ci sentiamo infatti smarriti, quasi impotenti. In dieci anni il telefonino ha vinto la concorrenza di orologi, agende, rubriche, ovvero di abitudini secolari. È diventato la nostra colonna sonora, ci dà la sveglia e pure senza chiederci il permesso ci controlla, ovvero segue e registra tutto quello che facciamo, svelando anche la nostra pigrizia se non lo portiamo abbastanza a spasso. È il nostro terzo occhio: ci fa fotografare e ricordare tutto. Nato per stimolare fiumi di parole, ci ha ridotti al silenzio che riempiano di messaggi, anzi, in questo pudico gioco al ribasso, di messaggini.

È una lampada di Aladino che da portatile si è fatta esclusiva e personale, potente strumento identitario che adesso risolverà pure ogni crisi: altro che pin, lo guarderemo e lui ci dirà, ci confermerà rassicurante chi siamo. E poi...e poi cominceremo a usarlo in mille altri modi e momenti, pure per pagare la spesa. Perché i tempi corrono, come dice quella pubblicità che sembra nuova e invece è vecchia: ha già dieci anni.

(L.C)

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