In qualche archivio inaccessibile della rete è nascosta la profezia di un analista che anni fa disse: «Mc Donald’s diventerà il più grande produttore al mondo di giocattoli modificando il suo business». Non risulta, ad oggi, che la catena numero 1 al mondo di fast food abbia cambiato la sua missione, certo ha dovuto e deve aggiornare la sua offerta: non basta un regalo con l’Happy Meal, oggi i genitori chiedono per i figli il cibo più sano possibile.

Di sicuro sono in crisi i colossi dei giocattoli e il nemico è sempre quello: il nuovo che avanza sotto forma di e-commerce ma anche, e verrebbe da dire soprattutto, sotto forma di videogames, di app dedicate, un tipo di avversario che nemmeno il Babbo Natale in arrivo può fronteggiare.

Notizie di questi giorni: Lego, che pure ha saputo adattarsi al momento, trovando nuovi clienti, ha dovuto licenziare 1400 dipendenti. In Italia il colosso del settore, Giochi Preziosi, non se la passa benissimo. Su tutto una notizia in arrivo dagli Usa che sembra l’anticipo di una tendenza: Toys R Us,  che negli Usa controlla 1600 negozi con 64 mila dipendenti, ha avviato le procedure fallimentari per provare a resistere.

Ma che si tratti di una impresa ai limiti dell’impossibile lo dimostra il fatto che il mercato dei giocattoli vive almeno per il 40% nel periodo di Natale. E lo ribadisce in forma ancor più spettacolare la geografia urbana di quella grande vetrina aperta sul mondo che è New York. Là dove c’era Fao Schwartz, il paradiso dei bambini, e non solo dei bambini a dire il vero, oggi troneggia un Apple Store, e sempre più spesso, sempre prima, uno smartphone è il giocattolo dei sogni.

Anche perché uno smartphone vale una passeggiata in un centro commerciale: meno sociale, d’accordo, pi social, acquisti più immediati. E infatti è quello dell’ecommerce il fronte principale di una guerra che da noi, in Italia, si combatte ancora con altre armi. Gli acquisti da noi sono realizzati con operazioni online solo per il 15% del totale, la visita in negozio è un rito che resiste, tramandato di generazione in generazione. Ma i dati degli altri Paesi sono comunque incombenti sul settore: in Gran Bretagna gli acquisti sono online nel 38% dei casi, mentre la Francia è ferma  al 25%.

Basta un classico  come la lettera a Babbo Natale per prolungare una tradizione ? E se poi Babbo Natale chiedesse una mail o una richiesta via whatsapp, come ci comporteremmo?

(L.C.)

 

Instant Future

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