Se le grandi città svettano ai primi posti della classifica, l’Emilia Romagna, dove oggi apre al grande pubblico Fico, è quinta nella graduatoria delle regioni per incidenza di occupazione e settima in quella per quota di valore aggiunto dovuti al sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell’economia locale. Un risultato cui contribuiscono soprattutto le province di Modena e Bologna, sesta e settima per quota di occupazione dovuta a cultura e creatività e decime e nona  provincia d’Italia per incidenza di valore aggiunto dovuto a cultura e creatività. È quanto emerge dalle classifiche dello studio “Io sono cultura - L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Symbola e Unioncamere e presentato a Bologna presso il Teatro Comunale in un incontro coordinato dal giornalista Luca Corsolini.

I numeri dimostrano che la cultura è uno dei motori trainanti dell’economia italiana, uno dei fattori che più alimentano la qualità e la competitività del made in Italy. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese, PA e non profit, genera 89,9 miliardi di euro e attiva altri settori dell’economia, arrivando a muovere nell’insieme 250 miliardi, equivalenti al 16,7% del valore aggiunto nazionale. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche di quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo Sistema Produttivo Culturale e Creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone (quasi 22mila unità in più del 2015), che rappresentano il 6% del totale degli occupati in Italia. Nel complesso quello produttivo culturale e creativo è un sistema con il segno più: nel 2016 ha prodotto un valore aggiunto superiore rispetto all’anno precedente (+1,8%), sostenuto da un analogo aumento dell’occupazione (+1,5%). Crescite lievemente superiori a quelle relative al complesso dell’economia (+1,5% di valore aggiunto e +1,3% di occupazione).  

Il trend positivo del sistema culturale è stato favorito anche dall’Art Bonus, il credito d’imposta introdotto nel 2014 grazie al quale sono nati 5.216 mecenati che nell’insieme hanno donato 123 milioni di euro. Una misura che sta contribuendo ad un avvicinamento potenzialmente dirompente tra patrimonio storico artistico e forze della società.

Le imprese femminili sono particolarmente presenti nel sistema cultura: sono, infatti, ben 52.145, pari al 18% delle imprese del Core Cultura. Più di una impresa femminile su due si concentra nell’editoria (il 55%), cui segue, a distanza, il comparto della comunicazione (18,6%). Per quanto attiene alle imprese giovanili, queste rappresentano l’8% della componente Core Cultura. Anche in tal caso risaltano, in primo luogo, l’editoria, che racchiude oltre il 40% delle imprese “under 35”, e a seguire il comparto della comunicazione (con il 18,8%). Hanno un’incidenza minore, ma non per questo trascurabile, le imprese condotte da stranieri, che a fine 2016 costituiscono il 3,8% del totale delle imprese del Core cultura.

 

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