Il senato pakistano ha approvato una legge che modifica l’età minima per contrarre matrimonio. Un’importante svolta in tema di unioni e diritti umani. Si passerà dai 16 anni alla maggiore età, portando in questo modo il Pakistan a essere al passo con altri Stati musulmani quali Turchia, Egitto e Bangladesh. 

L’obiettivo di questa importante riforma è proprio quello di ridurre il numero dei matrimoni infantili, ancora un fenomeno prevalente in questo Paese, e salvare la donna dallo sfruttamento a vita. 

Una donna a tutela di piccole donne

Prima di passare all’approvazione in senato, la legge è stata ferma più di tre mesi. Sherry Rehaman, la senatrice che porta avanti questa battaglia da tempo, è stata fortemente criticata dai colleghi uomini fondamentalisti. E prima di questo episodio era finita al centro delle polemiche per la sua posizione critica verso la legge antiblasfemia.

I maggiori oppositori di questo cambiamento sono stati gli islamisti, che hanno promesso di fare ostruzionismo anche all’assemblea nazionale, ovvero l’organo a cui spetta il compito di approvare definitivamente la legge. 

Perché questa riforma è così importante?

La legge è stata approvata al senato pakistano e ora si trova al vaglio dell’assemblea nazionale prima citata. Il testo prevede l’innalzamento da 16 a 18 anni di età minima per contrarre matrimonio. Pena fino a 3 anni di carcere e una multa di minimo 100 mila rupie, che equivalgono a circa 630 euro. 

Questa legge rappresenta una misura importante per la tutela delle minoranze del Pakistan. In molti casi, infatti, bambine cristiane, indù e di altre religioni meno numerose nel Paese, vengono rapite, costrette a convertirsi e date in sposa senza poter mai più rivedere la propria famiglia. La conversione, anche se forzata, non permette alla famiglia di origine di riaccogliere la sposa.

Perché l’opposizione?

Non tutti i senatori hanno sostenuto la riforma. In realtà i voti contrari sono stati 5 contro i 104 a favore, ma la legge è passata anche grazie all’astensione del partito di governo il Pakistan Tehreek-e-Insaf.

Alla base dell’opposizione alla riforma c’è ancora una volta la religione. Secondo i non favorevoli, la norma è in contrasto con quanto stabilito nel Corano, che a loro dire prevede il matrimonio già durante la pubertà, ma anche perché in questo modo viene meno il ruolo dei leader religiosi islamici.

Secondo i dati raccolti dall’Onu, una bambina su tre è costretta a sposarsi prima dei 18 anni. A contribuire all’alto numero di matrimoni in tenera età sono principalmente la povertà delle famiglie che vivono nelle zone rurali, l’ineguaglianza di genere e scarsa tutela di donne e bambine.

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