La tanto ambita statuetta degli Oscar nasconde un segreto “spaziale” che la fa brillare. Alla base del suo scintillio c’è la stessa tecnologia che aiuta i telescopi a vedere le galassie più distanti. Il rivestimento degli specchi, come quello della celebre statuetta, si basa sulla stessa tecnica messa a punto dalla Nasa.

L’oro, oltre a essere preziosissimo, è in grado di riflettere le lunghezze d’onda infrarosse della luce, che aiutano a rilevare oggetti celesti anche se molto lontani. Inoltre, «l’oro è inerte: non si ossida e di conseguenza non si annerisce», ha detto il fisico Jim Tuttle, del Goddard Space Flight Center della Nasa.

È proprio grazie a queste sue caratteristiche che l’oro blocca anche l’assorbimento del calore, e per questo è stato utilizzato per rivestire il tubo refrigerante di 10 metri del telescopio spaziale James Webb, il cui lancio è previsto entro il 2019. Per diversi strumenti della Nasa è stato progettato un metodo per rivestire in oro le superfici, compreso lo specchio placcato della sonda Mars Global Surveyor operativa su Marte dal 1996 al 2006.

Ma la tecnica che si utilizza non è una semplice placcatura: l’oro viene sciolto in una soluzione nella quale viene immerso l’oggetto da rivestire, poi vengono fatti migrare gli atomi del metallo verso quest’ultima per mezzo della corrente elettrica. Questo processo garantisce un rivestimento super riflettente e molto resistente, ed Epner utilizza la stessa tecnica anche per altri clienti, tra cui appunto l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences che assegna gli Oscar. Le tanto ambite statuette godono infatti di una garanzia a vita, ma Epner si impegna a sostituire gratuitamente qualsiasi premio che mostri anche solo un minimo segno d’usura.

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