Ong, migranti, traffico di esseri umani. Su tutti i media non si parla d’altro da anni. Sul web ancora di più. E proprio in questo mondo, purtroppo non sempre al riparo dalle fake news, si confondo le fonti autorevoli e quelle un po’ meno. Ecco allora come cominciano a essere ritenute veritiere quelle notizie che più che riportare fatti reali riportano solo cose che fanno scalpore e di conseguenza portano click. Uno dei migliori esempi riguarda proprio una delle “prove inconfutabili” della connivenza tra Ong e traffico di esseri umani: la tracciatura via Gps delle rotte delle imbarcazioni, dove si evidenziano spostamenti bilaterali fra le coste italiane e quelle libiche.

Tutto parte da un video risalente a circa un anno fa e capace, a suo dire, di dimostrare i tragitti fatti dalle Ong tramite il monitoraggio delle imbarcazioni provviste di Automatic Identification System. L’autore della clip, un universitario, ha usufruito di MarineTraffic, sito che offre un servizio di tracking delle imbarcazioni, per seguire passo a passo le rotte delle navi “sospette” e arrivare a una conclusione: le organizzazioni attive nel Mediterraneo fanno da “taxi” verso l’Italia perché entrano nelle acque territoriali libiche. Ma il video in questione è già stato messo al vaglio da diversi fact-checking dove emergono non poche forzature, una scarsa conoscenza del diritto e un’imparzialità dubbia.

Il concetto di fondo però ha trovato campo fertilissimo sui social: “basta guardare sul Gps per avere la prova che le Ong soccorrono migranti per soldi, come testimonierebbe la rotta Italia-Libia-Italia e il fatto di evitare lo scalo più comodo in Tunisia”. Il problema è che non è vera né la prima né la seconda tesi. Gli spostamenti compiuti sono legali e non si traducono necessariamente in quello che viene considerato il loro business. Questo perché le operazioni di soccorso sono coordinate da una serie di attori istituzionali, a partire dalla Guardia Costiera. L’attività di salvataggio rimane un obbligo per tutte le imbarcazioni che si trovino in zona utile. Poi c’è la questione del denaro. Chi “mantiene” queste Ong? Quanto ci fanno spendere? Anche questo un fuoco di paglia: grosse Ong come Medici senza frontiere sono finanziate da privati, lo si può vedere guardando i loro bilanci. 

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