Geppetto, Pinocchio, la balena, Lucignolo, Mangiafuoco. I personaggi celebri, intramontabili di una delle favole più amate dei bambini riprendono vita con…le faccine. “Pinocchio in Emojitaliano” è il titolo di un libro che è anche un esperimento. L’ennesima riedizione delle avventure del burattino dal naso lungo è mirato all’elaborazione di un codice artificiale, comprensivo di lessico e grammatica, che vuole esplorare le potenzialità comunicative del repertorio dei celebri pittogrammi della comunicazione digitale.

Il libro, pubblicato da Apice Libri, è il frutto di una traduzione collettiva su Twitter, e di un dizionario digitale realizzato su Telegram. Francesca Chiusaroli, Johanna Monti e Federico Sangati sono gli autori del testo, che ha richiesto un lungo lavoro. Il risultato finale è il primo esempio di traduzione in emoji di un testo letterario italiano. L’opera si presenta con pagine affiancate: da una parte il testo originale, dall’altra la sua traduzione. Una forma di scrittura pittografica attuale, ma che di fatto rimanda ai geroglifici. Una lingua condivisa e collettiva che può rappresentare l’evoluzione dell’esperanto, una lingua artificiale che avrebbe dovuto abbattere i confini linguistici ma che è rimasta poco più di un sogno nel cassetto.

Ora, parlare con le emoji è oggettivamente difficile da immaginare, almeno per il momento, ma a livello di scrittura l’utilizzo delle immagini è sicuramente una chiave che può risultare vincente. Già la Bibbia era stata tradotta, in parte, con le celebri faccine. Ora è toccato Pinocchio. E chissà cosa ancora ci riserverà il futuro. ;-)

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