Cosa serve per fare una rivoluzione? I conti del Paese, parliamo di Italia, sono messi in modo tale che la tentazione, a cui puntualmente cediamo, è quella di non fare niente sperando in un colpo di fortuna.

Prendiamo il caso dei trasporti pubblici. Funzionassero meglio il risparmio sarebbe di 12 miliardi, come a dire tre Finanziarie una sopra l'altro. Si potrebbe partire da qui, invece non solo le municipalizzate sono trascurate, ma il messaggio che viene fatto passare sotto traccia da chi dovrebbe occuparsi del servizio pubblico, dunque collettivo, è l’esatto opposto: usate l’auto, mettetevi in coda e continuate a lamentarvi senza cambiare atteggiamento. Il problema è proprio l'atteggiamento: legittimati, quasi spinti, a fare ognuno per sé ingolfiamo città sempre più strette e ci sentiamo autorizzati ai peggiori comportamenti come si vede in questi giorni in cui parcheggiare nelle aree riservate ai disabili sembra diventato il nuovo sport nazionale. E quando non ci sono le aree riservate va bene la seconda fila: tutto pur di soddisfare i nostri bisogni e negare i diritti, altrettanto sacrosanti, del pubblico. Ci manca proprio un senso collettivo: da noi una cosa che è di tutti non è di nessuno.

Ma il trasporto pubblico resta uno dei fronti più interessanti per vedere come un Paese cambia, quanto è disposto a cambiare, se c'è una rivoluzione in arrivo.
Rottamati i bigliettai sull'altare della spending  review oggi sui bus arrivano le prime telecamere. E subito hanno un compito doppio: scoprire chi non paga il biglietto, magari col riconoscimento visuale per identificare i portoghesi, ed essere un deterrente per i violenti.
È di questi giorni la notizia che in alcune città si potrà pagare il biglietto con lo smartphone, come già succede su tutti i treni. Potenza dello smartphone che è anche portafoglio, o wallet che dir si voglia. Potenza della tecnologia comunque, perché le rivoluzioni che riescono meglio sono quelle ispirate a un linguaggio semplice. Paga il bus col telefonino è un messaggio più comprensibile di oblitera il biglietto. Parla come mangi, ci hanno sempre detto, e lo Stato era il primo a impegnarsi in gare da azzeccagarbugli per non farci capire cosa volesse dire. Adesso lo smartphone riduce le distanze, traduce ogni burocrate, e lo stesso strumento è portafoglio e guida contro il traffico. È una rivoluzione talmente alla portata di tutti che forse diventerà collettiva.

(L.C.)

Instant Future

Instant Future (IF) è un progetto di comunicazione digitale sui temi dell'innovazione, del futuro prossimo e della tecnologia che migliora la vita dell'uomo.


Social


© Copyright 2018 Instant Future - All rights reserved.