È praticamente ovvio che esistano altre forme di vita. Il numero invernale di Wired arrivato in edicola in questi giorni è dedicato al mondo nel 2018, ma ci sono titoli che catturano l’attenzione più di altri. E quello dell’intervento di Kat Staats della Arizona State University è uno di questi. Sul tema, negli ultimi giorni, sono state espresse anche altre opinioni: ad esempio, possiamo aspettarci che nel 2018 si parlerà molto meno di viaggi ed esplorazioni su Marte, e che semmai si parlerà di nuovo della Luna come nostra colonia futura.

Staats, che ha pure il cognome adatto per ragionare sui numeri, in italiano sarebbe statistiche, scrive: «Nella nostra galassia, secondo una stima prudente, si contano 100 miliardi di stelle. Con una media di 1,6 pianeti per stella osservati finora, possiamo calcolare che solo nella via Lattea esistono oltre dieci miliardi di pianeti rocciosi simili alla Terra. Statisticamente, ciò rende molto probabile la scoperta di pianeti dove la vita è possibile».

Carlo Rovelli invece ci gratifica: «Parlare del futuro è sempre parlare del presente», dice. E questo è pure il motivo ispiratore di Cronache Quotidiane. Dal futuro, del futuro. E Rovelli, in un Wired che è facile, persino obbligatorio raccomandare come lettura interessante, aggiunge una riflessione a suo modo sorprendente: «A me sembra che lo sviluppo tecnologico sia già in un periodo di forte rallentamento. Da quando sono nato (ha 61 anni, ndr) ho visto arrivare l’uso di massa del trasporto aereo, i computer, internet. Sembra molto ma, se provo a confrontarlo con i cambiamenti che ha vissuto mia nonna, le novità di oggi impallidiscono».

Chiusura con riferimenti diretto alla politica. Non per commentare quello che purtroppo si annuncia come un trend italiano per le elezioni nel 2018, ovvero l’inquinamento da fake news, ma per affermare che «il futuro - secondo Rovelli - non dipenderà da nuove prodigiose scoperte o inaspettate tecnologie ma sarà determinato dai governanti che ci sceglieremo: se saranno ragionevoli o irragionevoli». Si parla, indirettamente, di ambiente: il tema che chiude Wired.

Carlo Ratti, dall’alto della sua posizione di direttore del Senseable City Lab del Mit, parla di building management. Grazie allo smartphone ognuno può realizzare nei vari ambienti, da casa a scuola, all’ufficio, una sorta di bolla termica personalizzata. Qualità invece della quantità: in questo modo non solo si ottiene un comfort migliore, ma soprattutto si risparmia. E ormai sappiamo tutti che il conto della bolletta energetica lo paga anche l’ambiente.

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