Era la svolta che ci voleva. Nel settore dell’automotive nessuno aveva ancora pensato a costruire un mezzo simile a questo. Fino all’arrivo del concetto di economia circolare. Un termine oggi millantato da tanti ma messo in pratica da pochi. Ci sono riusciti invece un team di ricercatori giovanissimi dell’Università tecnologica di Eindhoven.

Noah è la prima del suo genere. Definita “auto circolare” perché costruita con lino, barbabietole e zucchero. Il prototipo della citycar è elettrico e sostenibile al 90%.

 

L’automotive diventa a impatto zero

Le auto elettriche stanno cominciando a fare sul serio. Si vedono sempre più colonnine di ricariche nella città italiane e le vendite cominciano ad aumentare. Questo grazie alla consapevolezza crescente che qualcosa per il pianeta si dovrà pur fare.

Ma puntare su vetture a emissioni zero per poi inquinare durante la loro produzione non ha molto senso. Se l’obiettivo è impatto zero, che impatto zero sia: serve un’auto sostenibile al 100%. Progettata, prodotta, utilizzata e smembrata senza torcere un capello all’ambiente.

Questo “miracolo” della tecnologia esiste già e si chiama Noah, la prima auto al mondo pensata secondo i principi dell’economia circolare. A realizzarla sono stati 22 giovani ricercatori studenti della University of Technology di Eindhoven, che l’hanno presentata a Milano alla presenza del Console Generale dei Paesi Bassi, Johan Verboom.

Il gruppo Tu/Ecomotive sta girando l’Europa per il secondo anno di fila per far conoscere a università, aziende e addetti ai lavori la propria rivoluzionaria automobile. Nel complesso la sua sostenibilità è pari al 90%. Una percentuale neanche lontanamente immaginata finora, se non sulla carta. “Su qualche componente abbiamo dovuto fare compromessi – spiega Cas Verstappen, 23enne ricercatore olandese di TU/ecomotive – ma l’obiettivo della piena sostenibilità è dietro l’angolo”.

 

Le caratteristiche incredibili di Noah

La prima auto circolare ha due posti (è grande pressappoco come una Smart), è elettrica e pesa 360 kg, di cui 60 di batterie. Si distingue dalle altre simili perché il 90% dei suoi componenti è totalmente biodegradabile, fatto di scarti derivati da barbabietole, zucchero e lino.

La sua struttura è fatta quindi di un materiale totalmente innovativo. Una sorta di “panino” fatto di due pannelli rigidi di fibra vegetale uniti da un’anima a nido d’ape. La vernice invece è rigorosamente in bio-resina. Il resto (come ruote, batterie o cristalli in plastica) è riutilizzabile o comunque riciclabile.

“Anche le batterie al litio sono riciclabili  - spiega lo studente Christopher O’Brien de Ponte - anche se oggi smaltirle costa ancora molto caro”. Sotto i sedili, ci sono 6 slot di batterie al litio da 10 kg l’uno, tutti estraibili e sostituibili. In questo modo è possibile prolungare l’autonomia del veicolo grazie a batterie di ricambio portatili.

Noah ha una autonomia di 240 km con una singola carica. Facendo un paragone con i comuni carburanti, l’efficienza è calcolabile in 300km con un litro. La velocità massima raggiunge i 110 km orari. Noah ha tutto quello che serve per circolare: sedili comodi, freni, fanali, frecce d’emergenza, display sul cruscotto.

 

Cos’è l’economia circolare

Il principio-base è la rigenerazione. Detto in parole povere: il prodotto è in grado di esistere, funzionare e finire la sua vita senza essere in debito con l’ambiente. Noah è la prima auto circolare perché nasce da quello che già c’è, e poi “torna” a esserlo. Senza scarti.

Risparmio, il riutilizzo e il riciclo. Seguendo queste parole d’ordine si ottiene la circolarità perfetta. Non si consuma energia per produrre e non si emette C02 durante l’uso. Infine lo smaltimento: i componenti o sono reintegrati nella biosfera, perché biodegradabili, oppure vengono riutilizzati oppure ancora riciclati. In ogni caso non inquinano.

 

Noah è economica e tutti possono riprodurla

Quanto è costato realizzare Noah? “Piuttosto caro per noi – rivela Cas – siamo intorno ai 15/20 mila euro. Ma una volta prodotta in massa, i costi ovviamente si abbasserebbero di molto. Il prezzo di vendita non supererebbe i 10mila euro”.

Ad oggi il prototipo è uno solo. Tuttavia, il progetto è totalmente pubblico e illustrato nel dettaglio dai giovani ingegneri . “Siamo stati contattati da diverse case automobilistiche interessate a lavorare per integrare il progetto – raccontano i ricercatori di TU/ecomotive – Tra le altre si sono fatte vive Lamborghini, Bmw, Volkswagen, Ford. Ne siamo orgogliosi”. 

Il brevetto? Non c’è, e non ci sarà mai. “Se ci rubano l’idea tanto meglio. I soldi non c’entrano con la ricerca. Se c’entrassero, i prezzi salirebbero seguendo il mercato. E così verrebbe meno il cuore virtuoso dell’economia circolare: la convenienza totale dell’impatto zero”.

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