di Umberto Musumeci

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La formula dell’All-Star Game, in programma a febbraio 2018 allo Staples Center di Los Angeles, sarà completamente innovata  e non vedrà più la tradizionale sfida Eastern Conference vs. Western Conference ma le formazioni saranno definite tramite una votazione a cura dei capitani delle due squadre, che riceveranno le segnalazioni dai giocatori: saranno loro che decideranno se schierare i giocatori votati come titolari o riserve. Per esempio, se LeBron James è uno dei capitani, può selezionare Stephen Curry o Draymond Green, ma solo se sono tra quelli votati e decidere come schierarlo.

Due squadre diverse quindi, che non  saranno più rappresentative dell’Est contro l’Ovest ma si sfideranno, a scopi umanitari.

Chris Paul, president della NBPA (che raggruppa i giocatori professionisti dell’NBA) e playmaker del’Houston Rockets , è entusiasta: «Sono emozionato da questa idea, e mi aspetto grandi cose», ha detto.

Il Commissioner dell’NBA Adam Silver spera che questo evento sia considerato dai giocatori come un normale e combattuto incontro della Regular Season. Sport4Society vede con piacere questo cambiamento, che trasforma uno sport solo professionistico e commerciale in un evento benefico, almeno una volta l’anno.

Il futuro è anche questo: uno sport al servizio della comunità. Almeno ogni tanto, si può fare.

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