di Antonio Rodà

Per lo sport il futuro è adesso. Fino al 30 settembre, come previsto dalla Commissione Europea, sulla base del nuovo Piano di lavoro UE per lo sport 2017-2020 e della Raccomandazione Health-Enhancing Physical Activity "HEPA" sulla promozione trasversale ai settori dell’attività fisica salutare, si è svolta la "Settimana Europea dello sport - EWoS 2017", volta a promuovere la partecipazione sportiva e l'attività fisica nei Paesi membri dell’Unione. In Italia si sono svolti 92 eventi, più altri che si erano tenuti ai primi di settembre, con una partecipazione complessiva di circa 800.000 persone (https://ec.europa.eu/sport/week/countries/italy_en).

Siamo poi alla vigilia dell’uscita, prevista entro il mese di novembre, del nuovo bando di finanziamento per lo sport per il 2018. Con la programmazione europea 2014 -2020 ha preso anche il via - finalmente - il nuovo programma Erasmus Plus: una serie di finanziamenti dedicati, anche, al mondo dello sport dilettantistico. Le linee del bando 2018 ricalcheranno lo schema già adottato per il 2017, prevedendo: aiuti a fondo perduto (anche fino all’80%) per l’organizzazione di eventi e la costituzione di grandi e piccoli partenariati fra società a livello euroepo. Per arrivare al programma Erasmus Plus il percorso non è stato facile. Tutto ha preso il via con il Trattato di Lisbona (13 dicembre 2007) che riconosceva l'esigenza di una cooperazione rafforzata nel settore dello sport a livello di UE. Poi è arrivata  la pubblicazione del Libro Bianco e, dopo varie prese di posizione comprese le resistenze dei Paesi del Nord Europa, la Commissione Europea ha varato il programma Erasmus Plus comprendendo anche lo sport.

Tanti sono i capitoli inseriti, tutti in linea con quanto ogni sportivo concretizza quotidianamente attraverso la sua attività; solo per citarne alcuni: istruzione, formazione, occupazione, volontariato, doppia carriera degli atleti per avvicinarli maggiormente al mondo del lavoro, lotta al doping, contrasto al fenomeno delle partite truccate, inclusione sociale, alimentazione e salute. Il futuro dello sport è quindi, anche, nelle mani e nella progettualità delle piccole Asd (associazioni sportive dilettantistiche)  che possono riflettere e cercare di concretizzare le opportunità europee visto, oltretutto, che anche le legislazioni specifiche a livello regionale - ad esempio la Lombardia - hanno ripreso i concetti europei e le modalità di finanziamento di un settore fondamentale per la società.

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