di Chiara Zini

Sassuolo è, da sempre, il paese della ceramica. Delle piastrelle, quelle su cui camminiamo e che rivestono i nostri bagni. E per me, che a Sassuolo sono nata e cresciuta e che a Sassuolo vivo tuttora, le piastrelle sono un vanto. Gli amici non sassolesi ci scherzano, mi chiamano “donna del gres”, ma per noi le piastrelle sono una cosa seria. Hanno dato lavoro ai miei nonni e ai nonni di quasi tutti i miei compaesani, danno lavoro a un sacco di amici e poi, diciamolo, sono pure belle.

Da qualche anno a questa parte, oltre alla ceramica a rendere famosa la mia piccola – ma neanche tanto – Sassuolo ci si è messo pure il calcio. Io che il calcio lo amo da sempre ne vado fierissima, ci mancherebbe. La serie A, a Sassuolo! Un sogno, anche se lo stadio è 30 km più in là. Un sogno che fa parte del presente e che noi tutti speriamo possa accompagnarci ancora a lungo in futuro.

Insomma, noi cresciuti in riva al fiume Secchia ne abbiamo eccome di motivi per essere orgogliosi delle nostre origini. Non che io non veda tutti i difetti di una cittadina attanagliata da traffico e smog, con quartieri di periferia diventati ormai dei ghetti e con una microcriminalità diffusa. Certo che li vedo, ma quale città non ha problemi? L’esterofilia non mi ha mai convinto. E poi non c’è niente da fare, io sono una troppo affezionata alla sua terra, alle sue origini, agli affetti per prendere anche solo in considerazione l’idea di andare altrove. Quindi, riassumendo, se devo dire come vedo il mio futuro, in mezzo a tanti dubbi e incertezze, una cosa la so: il mio futuro sarà qui, a Sassuolo.

Ma come sarà la Sassuolo dal futuro? Il calcio di serie A durerà quel che durerà, difficile dirlo ora, mentre le piastrelle continueranno ad essere il nostro pane quotidiano. Quello che vorrei? Bè, facile. Un cinema. Ma come – direte voi – una città che ha una squadra di serie A, con 40mila e passa abitanti, non ha nemmeno un cinema? Nemmeno una saletta con in programmazione i blockbuster di due mesi prima? Risposta affermativa. Non ne ha nemmeno uno. Una volta ce n’erano tre. Due erano sale di oratorio, ma comunque attive. L’altro era il cinema, e teatro, Carani. Un luogo che ha fatto la storia di Sassuolo. Hanno chiuso tutti, uno a uno. Inesorabilmente. La riapertura del Carani è chiesta a gran voce da praticamente tutta la cittadinanza. C’è anche un comitato nato per difendere quello che è un vero e proprio patrimonio, che ha ospitato negli anni opere e attori straordinari. Ecco, per la Sassuolo del futuro ho un sogno: va bene il gres porcellanato, va bene la serie A. Ma un cinema e un teatro, in una città che ogni anno ospita il festival della filosofia, sono quasi un dovere morale. 

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