di Giusy Versace

Il futuro mi si è presentato in modo strano. Non pensavo troppo al domani, perché i miei oggi erano sufficientemente pieni: amici, lavoro, ambizioni. Ma quel giorno, il 22 agosto del 2005, un guard rail fu l’ambasciatore del futuro. E quando è un guard rail che ti costringe, per evidenza, a pensare al domani, vuol dire che tutti gli oggi che metterai in fila non saranno più come quelli di ieri.

Vi siete persi? Spero di no. Non mi sono persa nemmeno io, che per quell’incidente ho perso entrambe le gambe. Avevo armadi interi di scarpe con il tacco e all’improvviso non avevo nemmeno più voglia di aprirlo quell’armadio. Quando sei amputato, all’improvviso, sei aggredito da mille pensieri e io ho avuto pure questo. Ma il pensiero principale è stata da subito la consapevolezza che la mia vita per colpa di quel guard rail avrebbe avuto un prima e un dopo. Il futuro lontano degli oggi pieni, è diventato un futuro presente, un confine da attraversare. E una scelta: attraversarlo oppure no. Provare a guardare oltre a rimanere attaccata a un pensiero che non esisteva più.

Adesso lo sappiamo tutti, e uso la prima persona plurale perché l’incidente mi ha fatto crescere attorno una squadra, una squadra forte, bella e sincera, che il confine l’ho superato. Adesso mi vedete tutti che sono tornata a rimettermi le scarpe col tacco, solo che questa volta non è solo civetteria, diciamo è anche civetteria ma soprattutto un messaggio. Quel messaggio che mi impegno a far arrivare a quanta più gente possibile: "Con la testa e con il cuore si va ovunque” è stato prima il titolo del mio libro, e ora è il titolo dello spettacolo che porto in giro per l’Italia (prime date 17, 18 e 19 ottobre al Teatro Golden di Roma, ndr) con un’altra delle squadre che mi ha adottato rappresentato dal mio compagno in scena, Raimondo Todaro, proprio lui, la persona che ha vinto con me Ballando con le stelle e che una sera nemmeno si è accorto, e questa è stata la sua grandezza, che avevo perso una protesi durante il bello.

Non è uno spettacolo come gli altri, però è il lungo racconto di una ragazza che ha scoperto il futuro all’improvviso, per forza. In dodici anni ho vissuto una vita nuova e piena, e continuo a viverla. La onlus di cui mi occupo si chiama Disabili No Limits, perché permettere ai disabili, anche quando atleti paralimpici, di non avere limiti significa riconoscere i loro diritti. Significa pensare che non siamo disabili per quello che ci manca, siamo piuttosto abili per quello che siamo capaci di fare.

E questo futuro è una scoperta continua: non avrei mai pensato di ballare in tv, di partecipare alle Paralimpiadi, di conoscere tanta gente che per me era speciale che si è commossa ad ascoltare la mia storia. E io la racconto non perché unica, semmai sono la unica interprete, ma la racconto proprio perché ognuno ci possa trovare la lezione che vuole. Io sono calabrese, tosta, eppure ho le mie debolezze. Forse il futuro è appunto saper bilanciare forze e mancanze. Di sicuro, con la testa e con il cuore si va ovunque e mi piacerebbe se veniste nei prossimi giorni a teatro per fare un viaggio insieme in questo benedetto futuro di cui non dobbiamo avere paura. È solo un confine: sta a noi attraversarlo. Io l’ho dovuto attraversare perché obbligata dalle circostanze, ma oggi come dice la mia amica Bebe Vio posso confermare che la vita è una figata.

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