di Riccardo Bagaini

Sono nato il 12 ottobre: potete capire facilmente quante volte mi è stato chiesto che America avessi scoperto. Se penso al passato e so benissimo di avere appena 17anni, il mio primo pensiero va a quando giocavo a calcio.

Le trasferte più lontane erano comunque nei confini della provincia di Novara. Adesso invece Novara è il punto di partenza. Cosa è successo? Io sono nato con l'arto sinistro troncato sull'avanbraccio. E sono, oggi, un atleta paralimpico. La mia disciplina l’atletica leggera che mi ha permesso di viaggiare in tutta Italia e anche all’estero.  

Ho conosciuto persone nuove di tutto il mondo, e ho visitato città mai viste. Ma forse vi sorprenderò raccontando la mia scoperta dell'America, la più inattesa: il mondo degli atleti, che pure comincia a essere casa mia, è stato una meraviglia. Ho imparato, in questi primi eventi, talmente tante cose che non mi è difficile catalogare il 2017 come un anno di svolta che mi ha permesso di credere ancora di più nelle cose che faccio,

E adesso che comincio a pormi degli obiettivi sempre più alti mi capita spesso di ricordare quando e come è cominciato tutto: il mio prof di motoria mi chiese di partecipare alla campestre studentesca contro ragazzi con problemi simili al mio. Così, nel 2013,  ho vinto il primo titolo italiano di corsa campestre e l’anno dopo mi sono ripetuto, allora ho deciso di comincare a correre "per davvero" in una società paralimpica, il Gsh Sempione 82, nel 2014.

Ho solo tre anni di carriera eppure un diario già pieno di ricordi: i mondiali giovanili IWAS in Olanda nel 2015, l'anno dopo gli europei assoluti a Grosseto e poi quest’anno la svolta. Cosa vuol dire svolta? Ad esempio che adesso devo compilare i moduli dell'antidoping. Ma Tokyo, sede delle prossime Paralimpiadi estive, mi sembra ancora così lontana. A me piace incontrare persone che non si fermano davanti alle difficoltà, che trasformano in una questione di orgoglio personale il sapersi superare. E anch'io penso che la vita è una figata come Bebe Vio, la mia capitana, visto che siamo parte del team di Art4Sport. Squadra in cui sono entrato quasi per caso visto che ci siamo trovati contemporaneamente a Budrio nel laboratorio di Arta Ortopedica, ma questa è un'altra storia: ve la racconto la prossima volta.

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