di Andrea Piscopo

La Rambla.

Leggo questa parola e ci vedo dentro molto. Inizialmente mi vengono in mente pensieri e ricordi legati ad una città stupenda, purtroppo recentemente balzata alla cronaca. L’ultima volta che sono stato a Barcellona - anni fa - ero accompagnato da dubbi, speranze, ma mosso dalla passione di viaggiare, scoprire, fare, conoscere.

Tutt’oggi, come molti, sono quotidianamente accompagnato dagli stessi dubbi e dalle stesse speranze. Ma anche, soprattutto, dalla stessa passione. Se mi immagino lì ora, sulla Rambla, con lo sguardo rivolto verso l’alto, vedo una statua di un uomo che sbagliando ha trovato la sua consacrazione: Cristoforo Colombo. Guardo in su e vedo un pazzo navigatore, che è da monito a tutti i viandanti: esplorate. Fate. Sbagliate. Troverete.

Poi vedo altro, due parole agli antipodi, potentissime: Ram e Bla. Due parole che unendosi ne formano una sola, che simboleggia una via estesa, dove si respira perennemente un clima di festa. La Ram-Bla.

La memoria RAM (Random Access Memory) è presente in ogni pc è può essere definita come memoria “a breve termine”. Non serve ad immagazzinare dati sul computer, bensì a gestire tutti i dati che ci servono in un determinato momento. Spiccia tecnologia in sintesi.

Ma la tecnologia, oggi più che mai, ha bisogno di un calore umano. Qualunque artifizio meccanico da solo non può bastare. Serve un fattore umano che intervenga per attivarlo. Un gesto, un’azione. Nel nostro caso una parola. Un Bla.

Una parola, emessa da una voce umana, a cui se ne aggiungano tante altre. Perché oggi quel vociare confuso di una delle strade più trafficate al mondo rischia di essere sommerso dalla tecnologia, da quei ram di migliaia di computer che ogni giorno la percorrono nelle nostre tasche, zaini o borse.

Unendo queste due potentissime parole si potrebbe quasi pensare che la memoria artificiale sommata al linguaggio di ognuno di noi dia vita al dialogo, e quindi al futuro. Ma uan ram oggi vale quindi più di un bla? Unendo le due cose otteniamo la soluzione perfetta? Una via festante, perennemente viva?

Questa memoria ad accesso casuale sta prevaricando il vociare confuso di noi viaggiatori? Quel distacco parziale dalla realtà che quotidianamente stiamo vivendo, rischia in futuro di diventare talmente forte da distruggere tutto il vociare confuso e poliglotta del bla?!

Ma se quella memoria artificiale che stiamo creando, e di cui tutti oggi non possiamo fare a meno, un giorno finisse con l’annegare quella più intima, quella più personale? Se la ram dei nostri pc, tablet, smartphone divenisse di colpo prioritaria rispetto ad una chiaccherata con un amico?

Sapete qual è la cosa bella di quest’ultima frase?

È la prima parola. Quell’ipotetico dubbio che mi fa ancora ben sperare.

Se.

If.

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