di Luca Corsolini

“Caro amico Ti scrivo, così mi distraggo un po'”: comincia così "L’anno che verrà", la mia canzone di Lucio Dalla preferita. Non è, in assoluto, il mio brano preferito: quello è Sean Sean, il motivo ricorrente della colonna sonora di Giù la Testa, uno dei capolavori di Ennio Morricone. Ma "L’anno che verrà" è proprio una fotografia di Lucio Dalla: un creativo, e i  creativi sono perennemente alla vigilia di qualcosa, cercano il nuovo, l’originale, soprattutto hanno bisogno di stare alla larga dal banale. Ed è, questa canzone, come altre di Dalla, basti pensare a Futura, un inno al futuro.

Non so quando ho cominciato a pensare al futuro. Mi hanno sempre detto che sono un tipo creativo, e me ne sono convinto pure io: pensando che sia una dote l’ho allenata, nel tempo, scegliendo come fonte di ispirazione una formazione continua, visite quotidiane in edicola e in libreria, un generico interesse per tutto, un preciso invece fastidio a rinchiudermi in una disciplina sola. Ho sempre letto volentieri i libri sulle tendenze e le ricerche dei futurologi. Il primo libro che ricordo fondamentale in questo percorso è "Nel buio degli anni luce" di Piero Angela, letto ai tempi delle domeniche senza traffico. Una vera fortuna perché Angela era, ed è, uno che ti spiega le cose in modo che sono chiare e, soprattutto, che non le dimentichi. Poi mi piacevano i libri di John Naisbitt, le previsioni di quelli che studiando il mercato, che non è solo economia, è vita quotidiana, dicevano ad esempio immaginando l’arrivo di un movimento che ancora non si chiamava vegano che Mc Donald’s sarebbe diventato, per resistere, il più grande produttore al mondo di giocattoli. Sempre Happy meal: non più hamburger, ma sorprese. Non è successo, però...

Come Lucio Dalla, ho vissuto tanti anni “contento di essere qui in questo momento”. Come tutti, ogni tanto mi sono sentito fuori posto, più in anticipo che in ritardo, e non lo dico per presunzione. Ad esempio alla fine degli anni Settanta rompevo le scatole ai miei amici. Ci baloccavamo tutti con le cassette su cui registravamo la musica, C30, C60, C90, e io dicevo: pensa che bello se avessimo una C Tutta la vita per registrare tutte le canzoni, da quando eravamo bambini, mio primo disco Scende la pioggia di Gianni Morandi, all’età adulta, per me Morricone, Yanni e Mark Knopfler (oltre, ancora, a Dalla e Morandi, e pure altri). I miei amici mi lasciavano perdere, poi è arrivato Steve Jobs...Nell’84 invece elaborai una teoria: secondo me le persone anziane avrebbero gradito la consegna a domicilio della spesa. E già le nostre mamme ci usavano per ritirare sacchetti e sacchettini. Poi sono arrivati Caprotti e la Esselunga …

Anche adesso, che ho imparato a chiamarmi rinviato speciale, pure per autoindulgenza e per non dover ammettere che magari sono creativo, ma di sicuro non sono un genio come Jobs e Caprotti, “l’anno che sta arrivando tra un anno passerà”, e io mi sto preparando con qualche idea. La prima riguarda le palestre. Per me presto si pagheranno abbonamenti più bassi degli attuali, per meglio dire chi più andrà in palestra meno pagherà. Non è un paradosso. Io sogno il momento in cui gli attrezzi saranno messi in rete raccogliendo l’energia prodotta. Dunque chi va più spesso in palestra è giusto che paghi meno di chi ci va raramente. Allo stesso modo, da ex dipendente Sky, non capisco perché ancora non siano state utilizzate le parabole, che giaà sono orientate a sud, per produrre energia grazie a pellicole che riesco a immaginare e che qualcun altro dovrebbe realizzare.

Però torno all’inizio. Cari amici vi scrivo, così mi distraggo un po’ …Scriverò ancora.

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