di Mara Simoni

Negli ultimi decenni  le condizioni di vita delle persone con disabilità hanno goduto, anche in Italia, di notevoli miglioramenti.

L’azione convinta e tenace delle persone disabili e delle loro famiglia, delle Associazioni volontarie impegnate, l’avvento delle nuove tecnologie e i progressi della medicina, hanno posto in luce i valori e le positività di persone spesso considerate solo dei pesi e dei  problemi, indegne di vivere alla pari con i cosiddetti  normodotati, portando all’adozione di misure legislative decisamente  importanti.

Per anni  mi sono occupata dei problemi che rendono  ardua e in salita la vita quotidiana delle persone disabili e delle loro famiglie, con molte speranze e molte arrabbiature. Oggi sono passata dalla teoria alla pratica e verifico dalla mia carrozzina carenze e inadempienze che rendono meno incisivo questo percorso virtuoso.  Il futuro delle persone con disabilità si profila all’ombra di una grande X, cioè di una minacciosa incognita. Generalmente si discute sulla limitatezza delle risorse economiche, ma quello che veramente ancora manca è il concetto etico di pari opportunità per tutti i cittadini, di solidarietà nei confronti di chi ha maggiori bisogni, di condivisione con gli altri, di ricerca di effettive soluzioni.

Parcheggiare negli  spazi destinati ai disabili, magari irridendo alle loro proteste, trascurare l’accessibilità di locali e servizi pubblici, tollerare strade cosparse di ostacoli come i tombini sporgenti i o infossati, le buche e così via sono le violazioni più facilmente rilevabili. Le barriere architettoniche non sono un problema di nicchia, ma possono  riguardare chiunque, mentre  le barriere mentali rendono ciechi e sordi anche davanti alla più palmare evidenza.

Che non si capisca ancora l’importanza della libertà di movimento e di autonomia delle persone con disabilità induce a riflettere  seriamente sulla necessità di educare le nuove generazioni a guardare al mondo  della disabilità con occhi diversi, senza pietismo, ma con la piena consapevolezza del diritto di ciascuno di  vivere una vita dignitosa, lottando contro le difficoltà, ma con  senso di giustizia e condivisione.

Negli anni ’70 la scuola aprì le sue aule anche ai disabili, con un inserimento facilitato dalla presenza di insegnanti di sostegno: non sempre l’attuazione del provvedimento fu gradita  e ben gestita. È stata, penso, un’occasione persa per dare ai giovani una lezione di vita fondamentale. Lo  scambio interpersonale fra gli alunni, le differenze di esperienze e potenzialità, il coraggio di affrontare le diversità sono strumenti speciali per accrescere la maturità e la coscienza dei giovani. Fortunatamente lo sport ha fatto irruzione in questo mondo un po’ immobile e ingessato e sarà sempre più un fattore di sviluppo e progresso civile.   

Non dobbiamo invocare provvedimenti  miracolosi, ma dobbiamo  cambiare, cercare di capire, di superare pregiudizi e pigrizie. Utopia?  Forse, ma è l’unica strada per sperare.

 

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