di Roberto Bof

Pensare concretamente al futuro in un Paese con scarsa memoria e ancor meno attenzione per il presente è rivoluzionario.

Per tanto e tanti il futuro è stato quello di “Odissea nello spazio” ma il pensare in grande ne ha sempre azzeccate poche.

Molto più prevedibile la disgrazia e infatti, sempre cinematograficamente è diventata lunga la lista dei prodotti 2000 e rotti apocalittici.

L’idea del futuro è difficile per tutti. Più umana è la speranza, trascurabile l’ottimismo, più utili realismo e volontà.

Nell’ospedale di Stoke Mandeville, 70 km a nord di Londra, alla fine della seconda guerra mondiale, c’era un medico che preferiva pensare e guardare al futuro perché il presente era solo desolazione e sofferenza. Il suo nome era Ludwig Guttmann e anziché limitarsi a spingere le carrozzine dei feriti proveniente dal fronte spingeva collaboratori e pazienti, gli uni verso una nuova professionalità, gli altri verso una nuova vita.

Ma il seme più importante distribuito a piene mani da Guttmann fu la cultura del “con” per superare quella deleteria, ancora oggi resistente, del “senza”. Chi si era ritrovato senza gambe ripartiva con le braccia e viceversa. Pionieri di quella cultura infarcita di volontà raccolta per prima dall’Italia ormai 57 anni fa con i primi giochi internazionali per persone con disabilità, proiettata nel futuro e arrivata non senza ostacoli e difficoltà ai giorni nostri per esaltare campioni paralimpici azzurri come il cestita con una mano Ahmed Raourahi, l’handbikers con due braccia Alessandro Zanardi, la schermitrice con un cuore che vale due braccia e due gambe Bebe Vio. Frutti concreti di una cultura seminata, difesa, ancora oggi da seminare e difendere per distinguerla da quella tarocca infettata da pezze e ipocrisia. Quella del siamo tutti uguali e dello scivolo appoggiato sul gradino. Quella dei teatrini con la caccia ai normo che occupano i parcheggi per chi è in carrozzina senza nemmeno pensare che anche gli ammalati di cuore hanno lo stesso diritto. Quella dei diritti di categoria anziché dei diritti della persona. “Eccolo il riccone che tutto vuole e tutto può” disse un giorno il campione di handbike Vittorio Podestà vedendo un Suv entrare nello spazio disegnato con le righe gialle. Podestà è seduto in carrozzina, un atleta tre volte con: con le palle, con le braccia ma sopratutto con una lingua che viaggia il doppio di lui quando spinge l’handbike vincendo mondiali e paralimpiadi. Lingua che gli ritorna tra i denti quando da quel Suv vede scendere una persona con le sue stesse braccia, il suo stesso diritto ma soprattutto le sue stesse palle. Uno scontro diventato incontro che ha generato un’amicizia ed una lunga serie di vittorie nello sport, nei media e nella vita di tutti i giorni, utile a molti altri in carrozzina e non solo diventati consapevoli di aver diritti e doveri in quanto persone in piedi come in carrozzina, con un cartellino o senza, di non vivere “senza” ma comunque e nonostante tutto “con”, di esser padroni della propria vita e del proprio futuro, imparando dal passato, vivendo ogni istante, emozione, conquista, sconfitta e vittoria del presente.

Uno, cento, mille, Guttmann che sotto attacco della cultura della morte rilanciano con la cultura della vita.

 

 

 

Correlati

Instant Future

Instant Future (IF) è un progetto di comunicazione digitale sui temi dell'innovazione, del futuro prossimo e della tecnologia che migliora la vita dell'uomo.


Social


© Copyright 2018 Instant Future - All rights reserved.