Come quasi ogni attività umana anche internet produce CO2. Una quantità sempre maggiore, dovuta alla diffusione continua dei servizi online e di messaggistica. Ogni mattina miliardi di persone si svegliano e aprono le news digitali, chattano, guardano video su Facebook o le storie di Instagram. Tutto il giorno le attività online si moltiplicano, ma in molti non sanno che ognuna di quelle attività rilascia emissioni di CO2. Non direttamente ovviamente.

Superate le emissioni dell’industria aerospaziale

Le tecnologie digitali hanno superato l’industria aerospaziale per «carbon footprint»: quasi il 4% di tutte le emissioni di CO2 sono attribuibili al trasferimento globale di dati e all’infrastruttura necessaria, contro il 2,5% dell’aviazione.

Una stima di Greenpeace sottolinea come il settore consuma circa il 7% dell’energia elettrica globale. Sì perché Internet è una macchina invisibile che ha bisogno di potenti server, di ripetitori che vanno alimentati.

Le soluzioni adottate

I colossi del web sono già corsi ai ripari e stanno già adottando sistemi innovativi per aumentare l’efficienza dei Data center. Google ad esempio assicura che i centri che alimentano Gmail, YouTube e Search consumano il 50% in meno di energia rispetto al passato.

Alibaba, all’avanguardia nella tecnologia dell’immersion cooling, utilizza l’acqua naturale del lago per raffreddare i server in uno dei suoi centri in Cina e sta sperimentando una torre del vento per raffreddare i server in un altro.

Tutti i giganti cercano di reperire l’energia necessaria per server e tutti elementi indispensabili da fonti rinnovabili. Molte di queste società fanno ingenti donazioni ad associazioni ambientaliste, e mettono in piedi vere e proprie task force per trovare soluzioni contro l’emergenza ambientale e climatica.

La fibra ottica per aiutare l’ambiente

A contribuire in modo fondamentale ad una rete più “ecologica” sarà la fibra ottica. Questa tecnologia è in grado infatti, non solo di aumentare la velocità e la stabilità della trasmissione dati, ma di eliminare materiali maggiormente inquinanti presenti nelle strade e nelle case degli utilizzatori finali.

Un modo più green per far circolare i dati e che vede l’Italia in prima linea con il cablaggio, grazie all’opera di Open Fiber che si sta impegnando a portare la fibra ottica nelle zone bianche, quelle zone che economicamente non interessano le grandi società di telefonia e che hanno un bacino ridotto di utenti.

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