Da pochi giorni è entrato in funzione il radar spaziale voluto dall’INAF (Istituto nazionale di astrofisica).
Anni di smaltimento incontrollato e selvaggio hanno fatto si che l’emergenza “rifiuti spaziali” sia diventata un problema da affrontare seriamente.
L’agenzia Spaziale NASA e quella Europea ESA stanno monitorando quello che orbita sulle nostre teste. Guardare le stelle nel cielo, scrutare i pianeti e godersi un tramonto è sempre affascinante, ma a volte qualcosa di strano si nota all’orizzonte. Non sempre sono meteoriti o stelle cadenti quelle che si vedono passare con una scia infuocata, a volte possono essere il frutto delle esplosioni di detriti che cadono e passando dall’atmosfera si incendiano ed esplodono.

Il 27 marzo 2007 un detrito staccatosi da un satellite spia russo ha sfiorato un aereo di linea che volava sull’Oceano Pacifico, un Airbus A340 della LAN Airline in volo dal Cile alla Nuova Zelanda. Il primo detrito conosciuto risulta essere un satellite americano lanciato nel 1958 e tuttora in orbita. Da recenti censimenti dovrebbero essere 100 le tonnellate di detriti ancora nello spazio quantificati in oltre 600.000 pezzi. Tra questi anche un guanto perduto da Edward White durante una missione extra veicolare e 2 macchine fotografiche perse in altre missioni. Non si contano gli attrezzi persi dagli astronauti-tecnici che avrebbero dovuto essere utilizzati per la riparazione delle navicelle, come pinze, cacciaviti e altro.

Oltre 4.000 satelliti nello spazio rendono difficoltose le orbite da seguire e controllare, per questo l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha preparato un progetto tutto Italiano per il censimento dei rifiuti spaziali.
Il sistema (un radar spaziale) è composto da una parabola trasmittente progettata dai tecnici della ditta ESSAT di Bagnara di Romagna, guidata da Daniele Graziani, che dal 2012 hanno lavorato al progetto e installato l’antenna presso la base interforze di Quirri in Sardegna. Questa manda un impulso verso lo spazio, il segnale riflesso dagli oggetti in orbita viene ricevuto dalla grande antenna chiamata “La Croce del Nord” dell’Istituto di Radioastronomia Medicinese nelle campagne Bolognesi. Utilizza un algoritmo sviluppato dai ricercatori del Politecnico di Milano e riesce a determinare la velocità e la direzione dei detriti.
Questo a dimostrazione che un gruppo di lavoro Italiano riesce a primeggiare nelle tecnologie spaziali mondiali.

(Bruno Imovilli)

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