Il commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale del governo italiano: «I sistemi raramente si trasformano dall’interno, per questo l’unica condizione che ho chiesto a Matteo Renzi al momento dell’insediamento è stata di poter creare un mio team. Servono persone e modelli che arrivano da fuori, e che non si abituano al fatto che qualcosa non funziona. Bisogna togliersi da certi paradigmi dati per scontati, per non fare parte del sistema». Ecco come si può avere un pensiero non ordinario della pubblica amministrazione.

Diego Piacentini risponde sul palco del Wired Next Fest. Ossia: si possono riprodurre anche in un contesto decisamente meno dinamico le pratiche virtuose che ha visto e attivato nella sua straordinaria carriera da innovatore, che lo hanno portato a divenire prima General Manager e Vice President di Apple Europa, e poi Senior Vice President International di Amazon. Il resto è storia nota: l’aspettativa presa dalla società guidata da Jeff Bezos, e la nuova sfida, dall’agosto 2016, come commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale del governo italiano, un ruolo pro bono di due anni per provare a cambiare il Paese.


«Siamo al giorno uno della trasformazione digitale del nostro Paese, e ci rimarremo a lungo. Ma ci stiamo lavorando, e fondamentale sarà l’applicazione del nostro piano triennale per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione, il documento strategico che abbiamo redatto per accelerare il processo. Ogni anno lo aggiorniamo, perché le cose in questo mondo cambiano di continuo e il problema è proprio la staticità a cui finiamo per abituarci. La politica non deve frenare l’innovazione: le regolamentazioni servono, ma le policy, appunto, devono essere dinamiche. Non si può prevedere la tecnologia: tra sei mesi magari tutto sarà diverso, e, se le regole non si adeguano e bloccano la trasformazione, è un problema».

Già un anno fa Diego Piacentini era stato invitato al Wired Next Fest di Firenze. Allora, però, era appena arrivato a Palazzo Chigi, dove lavora il suo team, e disse che il lavoro era appena iniziato, e prima di salire su un palco c’erano tanti passi in avanti da fare. Nel frattempo cosa è successo?
 «L’Italia digitale che ho trovato, al mio arrivo da Seattle, è quella che viviamo tutti i giorni, con poche isole felici. Il problema non è tanto la digitalizzazione mancante, quanto il fatto che i processi siano troppo complicati. Negli Stati Uniti, una volta, ho perso la patente. Sono andato su Google e con pochi clic, attraverso un sito decisamente malfatto, avevo pagato i miei 15 dollari e stampato il foglio sostitutivo per poter guidare. Da noi ogni step è complicato, perché bisogna mettere assieme almeno 4 silos che non dialogano tra loro. Il sistema sottostante è talmente complicato, che la digitalizzazione inevitabilmente fatica».

Con lui al Wired Next Fest è presente anche un membro del Team: Giovanni Bajo, 38 anni, sviluppatore appassionato che ricopre anche il ruolo di Cto in Develer. «Quando avevo a che fare online con la pubblica amministrazione, da tecnico, notavo le cose che non andavano, e pensavo alle soluzioni possibili. Quando mi è stata offerta questa possibilità ho detto: ora basta protestare, diamo una mano» ha spiegato. Anche lui il prossimo weekend, il 7 e l’8 ottobre, in collegamento tra 26 città è tra gli organizzatori dell’hackaton che il Team ha organizzato e che coinvolgerà più di 800 sviluppatori per trovare soluzioni per la digitalizzazione della pubblica amministrazione. «Sarà il più grande evento di questo tipo mai fatto in Italia. Chiamiamo tutta la comunità tech a raccolta per darci una mano a creare un sistema che da noi manca, sul modello open source» ha spiegato Bajo.


Tra i temi che saranno affrontati anche quello di big data, e come farli dialogare con l’intelligenza artificiale, argomento che è stato anche al centro del recente intervento di Diego Piacentini al G7 di Venaria. «La condizione necessaria è avere i dati. Dove prenderli, e come ingerirli in un sistema? Come utilizzarli e farli parlare tra loro? Questa è la condizione tecnologica, e normativa, necessaria. Serve, lo ripeto, la rottura dei silos. Oggi non esistono le condizioni tecniche e i processi, perché due pubbliche amministrazioni devono fare un accordo per scambiarsi dati, mandarsi varie Pec, e fare una copia dei dati, invece che tenerli condivisi in uno stesso posto. La politica deve fungere da boost, non da freno».

 

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