Dare ai robot un’identità giuridica per riuscire a contenere, almeno in parte, lo sviluppo di una realtà che a oggi non ha regole. A proporlo per prima è stata una deputata del Parlamento Europeo, Mady Delvaux, con una relazione presentata lo scorso 31 maggio a Bruxelles in cui si chiedeva l’introduzione di norme di diritto civile applicate al campo della robotica. Bene, questa relazione è stata approvata e presto potrebbe trasformarsi in una legge comunitaria. Una mossa che consentirebbe di dare ai robot una personalità virtuale, un po’ come avviene ora per le aziende, e di creare un quadro giuridico di riferimento da utilizzare in caso di danni e controversie.

Nella relazione si chiedeva tra le altre cose l'istituzione di un “registro” per gli smart robot, la predisposizione di un codice etico-deontologico degli ingegneri robotici e l'introduzione di un regime di assicurazione obbligatorio a carico del produttore (come per le automobili). Regole conformi alla società di oggi, per una giusta cooperazione tra i suoi cittadini. Per una volta, l'obiettivo è quello di creare un quadro giuridico comune europeo prima che ogni Stato membro  si regoli a modo suo.

Un inquadramento normativo comune è anche nell’interesse del mercato: l’Europa è forte nel campo della robotica ma se vuole rimanere leader ha bisogno di regole chiare e condivise. Regole che tutelino i cittadini, i quali devono avere la certezza di essere assicurati in caso di danni. E poi c'è il problema della privacy: i robot non possono funzionare senza uno scambio di dati per cui anche su questo tema serve una normativa univoca. È giusto monitorare ciò che sta accadendo per farsi trovare pronti ad affrontare il futuro, e le sue sfide, nel modo migliore.

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