Le attività produttive si sa sono il motore del nostro Paese. In un’epoca come questa poi, contraddistinta dalla rivoluzione digitale e dal libero mercato, spiccano in particolar modo le piccole e medie industrie e ancor di più le startup.

In un panorama simile finalmente il governo ha trovato un modo per potenziare lo sviluppo del sistema Italia. Il Fondo Nazionale Innovazione rappresenta un esempio concreto di meccanismo per favorire, sostenere e diffondere innovazione, ma servono le giuste condizioni per una efficace implementazione e un attento monitoraggio delle dinamiche che si creeranno dopo il suo utilizzo.

 

La difficoltà di crescere nel “sistema Italia”

Che l’innovazione sia la risorsa fondamentale per la crescita di un Paese è ormai chiaro a tutti. Ma la realtà economica italiana presenta non pochi limiti strutturali: la sostanziale assenza di fonti di energia e materie prime, la pressoché totale assenza di grandi imprese. Al tutto si aggiunge la crescita veloce e disordinata avvenuta negli ultimi decenni.

Oggi il nostro sistema produttivo deve ripensarsi all’interno di uno scenario in cui informazione, internet e tecnologie digitali mettono a disposizione opportunità di crescita senza dover necessariamente conseguire le dimensioni e le economie di scala tipiche della grande impresa.

C’è poi da considerare che investire in innovazione è un po’ un gioco d’azzardo: nessuno può sapere a priori se una soluzione innovativa possa avere successo economico o meno. Per questo occorre un meccanismo diverso dal classico finanziamento che si addice di più all’idea di impresa meno moderna.

 

Cos’è il Fondo e come funziona

L’obiettivo è quello di creare un meccanismo che favorisca, sostenga e soprattutto diffonda l’innovazione. Il Fondo va a integrare altre importanti misure recentemente adottate a favore di startup, incubatori di impresa e PMI, come per esempio il voucher per gli innovation manager, oppure gli sgravi fiscali al 40% o l’istituzione delle Società di Investimento Semplice, o altre misure indirette quali l’obbligo per i Piani individuali di risparmio di investire il 3,5% della liquidità in fondi venture capital, così come per le aziende partecipate dallo Stato di investire il 15% dei loro utili.

La logica è proprio quella del venture capital, grazie alla quale attraverso un fondo del MEF già esistente risulterà possibile supportare finanziariamente imprese innovative con elevato potenziale di sviluppo, che si trovino nella fase della sperimentazione, costituzione, avvio di una nuova attività o sviluppo di un nuovo prodotto.

Due sono i possibili canali di finanziamento: direttamente in startup o PMI innovative o indirettamente su fondi di venture capital di società autorizzate da Banca d’Italia.

 

I numeri delle startup italiane

Nel nostro paese le startup sono arrivate a superare le 10 mila unità, dando vita a una geografia ben precisa, che è stata recentemente delineata attraverso alcuni importati studi realizzati sia in ambito istituzionale sia in ambito scientifico e di ricerca.

La culla delle startup è Milano e la Lombardia in generale, rispettivamente con oltre 1.700 e 2.500 imprese, ma una presenza importante si registra anche nel Lazio (1.124), Emilia Romagna (891), Veneto (879) e Campania (788), seguite da Piemonte e Puglia, rispettivamente fra le 500 e le 400 imprese.

Ciò deve indurre una maggiore attenzione rispetto alla localizzazione territoriale dei finanziamenti, per evitare che la sfida e l’opportunità dell’innovazione vengano raccolte prevalentemente dalle regioni del Nord e dalle grandi aree metropolitane.

 

L’occasione del FNI

Il Fondo Nazionale Innovazione rappresenta un’importante occasione per fare crescere il sistema Italia sulla frontiera delle attività produttive a maggiore potenzialità di sviluppo. Perché questo meccanismo funzioni è necessario monitorare le dinamiche che si produrranno a seguito al suo utilizzo.

Inoltre sarà necessario monitorare quelle che sono le condizioni decisive per la crescita: l’omogenea distribuzione territoriale dei finanziamenti, il concreto impiego di risorse umane con competenze qualificate, l’elevata propensione a generare brevetti o prodotti originali, l’ampia diffusione nei diversi ambiti produttivi e non comunque strategici per l’economia del Paese, la comprovata capacità di generare fatturato e redditività.

Instant Future

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