Che Google sia ormai diventato indispensabile per tutti noi non c’è già dubbio. Basti pensare a tutti i servizi che ci ha offerto e che ormai sono diventati parte integrante della nostra vita. Cerchi informazioni? Te le dice Google. Devi mandare una mail? Ci pensa Gmail. Devi raggiungere un luogo preciso? C’è Maps. Devi archiviare documenti? C’è Drive. E via dicendo.

Insomma il colosso di Mountain View ha la soluzione pratica a tutti i nostri problemi. Per questo siamo abituati a pensare a Google come un’azienda di successo, in grado di macinare dollari grazie a tutti i prodotti offerti. Ebbene lo è, ma non è solo questo.

 

Il cimitero di Google

Proprio per i successi enormi ottenuti, spesso ci dimentichiamo che qualche flop l’ha fatto anche Big G. Nel corso della sua vita ha lanciato dispositivi e servizi che alla fine sono morti. Tutti questi sono stati raggruppati in un cimitero virtuale, chiamato “The Google Cemetery”, con tanto di lapidi e frasi commemorative, che può essere visitato semplicemente aprendo il browser.

Il sito consente di sfogliare anno per anno i prodotti che non ce l’hanno fatta, con data di nascita e di morte al seguito e della spiegazione relativa al decesso.

 

Chi è morto?

Uno degli ultimi passati a miglior vita è il social network Google Plus. Il suo è stato infatti un clamoroso insuccesso visto lo scarso interesse da parte degli utenti. Poi c’è Google Buzz, il pregresso tentativo dell’azienda di inserirsi nel mondo del social networking rivelatosi però ancor più fallimentare del successore. A fargli compagnia c’è Google Wave, uno strumento per la collaborazione in tempo reale che al momento del lancio fece molto parlare di sé ma che nel giro di breve tempo finì nel dimenticatoio.

Ma restano anche dei grossi punti interrogativi riguardo la chiusura di altri servizi che, invece, avrebbero potuto continuare ad andare avanti, in quanto piuttosto diffusi e apprezzati dagli utenti e addirittura considerati come vincenti.

È il caso di Goo.gl, il servizio di Url shortening del gruppo, e di Google Reader, lo strumento per la gestione dei feed Rss che a distanza di anni dal suo stop continua a lasciare un vuoto che difficilmente potrà essere colmato da altre soluzioni più o meno analoghe.

 

Instant Future

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