Pagare un caffè con lo smartphone? È possibile anche in Italia da anni. Nel resto del mondo è una pratica più che diffusa. A cadenza periodica i governi che si susseguono parlano di lotta al contante per azzerare l’evasione fiscale. Nella discussione sulla Manovra 2020 è entrato un provvedimento chiamato cashback. In pratica è un rimborso di una piccola parte dell’Iva, si parla del 3% ma ancora non ci sono numeri, per coloro che decidono di effettuare pagamenti elettronici.

 

Il cashback è una novità?

Il cashback, letteralmente restituzione di denaro, è qualcosa che già esiste. Ed esiste anche in Italia. È uno strumento che dal 2013 si è diffuso grazie ad una startup, Satispay, che da tre anni a questa parte si sta diffondendo sempre di più. In pratica l’app permette di effettuare pagamenti, anche tra privati, tramite smartphone. Ma è sugli esercenti (negozi, bar, ristoranti, ecc…) che il consumatore ha più convenienza. In pratica, a seconda della cifra stabilita dall’esercente, il consumatore che usa l’app avrà la restituzione di una parte della somma pagata.

 

La crescita del cashless

Un po’ quello di cui si parla in questi giorni con la proposta del governo. Una pratica da incentivare se si vuole davvero eliminare il contante. Il tema del cashless è da anni sul tavolo. Molti Paesi sono già all’avanguardia e i pagamenti elettronici crescono in modo esponenziale. Il “World Payments Report 2019” di Capgemini evidenzia come il volume delle transazioni dei pagamenti non-cash sta crescendo rapidamente, in particolare nei mercati in via di sviluppo in Asia (+32%) e nell’area Cemea, composta da Europa centrale, Medio Oriente e Africa (+19%). In Italia la crescita non è così evidente. Anzi nel periodo tra il 2008 e il 2017 il valore dei prelievi agli ATM è passato da 98 a 198 miliardi.

Sono necessari degli interventi se si vuole diminuire il quantitativo di contanti, e servono anche degli obiettivi raggiungibili. Gli strumenti tecnologici ci sono, le risposte “Mi si è rotto il Pos”, “Non c'è il collegamento”, “Ho cambiato banca”, “Le commissioni sono troppo alte” e così via, non sono più ammissibili. Oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante, e da anni anche in Italia è possibile fare pagamenti elettronici con dei costi minimi. 

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