«L’innalzamento dei mari nei prossimi decenni è un problema globale che esporrà alle inondazioni centinaia di migliaia di chilometri di zone costiere in tutto il mondo. In Italia il fenomeno è aggravato dal fatto che, tranne poche eccezioni, le coste della penisola sono interessate da lenti smottamenti, sia per dinamiche geologiche naturali, sia per le attività umane». Queste parole, pronunciate nel 2013 dal geologo Marco Anzidei durante un convegno svoltosi a Roma e riportate dal Corriere delle Sera, riassumono l’allarme lanciato da qualche tempo dagli studiosi italiani sul problema dell’innalzamento dei mari e la conseguente scomparsa di coste del territorio.

Sono passati solo quattro anni ma la situazione è peggiorata. Il professor Fabrizio Antonioli, Research director per il Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’Ente Nazionale Energia e Ambiente (ENEA), in un’intervista alla rivista National Geographic ha sostenuto che alcune aree sono già oggi a zero e che l'innalzamento dei mari sarà inevitabile.

Nell'ambito del progetto "Ritmare", lo stesso professor Antonioli e alcuni suoi colleghi hanno pubblicato su Quaternary Science Reviews, rivista internazionale scientifica, uno studio che mostra i livelli del mare previsti per il 2100 in quattro aree italiane a rischio: il Nord Adriatico, il golfo di Taranto, il golfo di Oristano e quello di Cagliari. In base alle previsioni l’Italia di fine secolo potrebbe essere una penisola molto diversa da quella che conosciamo, con quasi 5.500 kmq di pianure costiere ormai sommerse. 

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