Diventare dei fantasmi, ovvero sparire improvvisamente, smettendo di rispondere a chiamate, messaggi, email. Un giorno prima sei convinto che con il tuo partner vada tutto bene e il giorno dopo è sparito per sempre, senza alcuna spiegazione. Come un fantasma. È per questo che viene definito ghosting il comportamento tipico di chi non sa assumersi il coraggio di interrompere una relazione.

Una tattica interpersonale passivo-aggressiva, diffusa soprattutto in ambito sentimentale, ma che può interessare anche i rapporti d’amicizia o professionali. Certo questo comportamento è sempre esistito - i vigliacchi non sono certo un’invenzione del XX secolo – ma il dipendere dei nostri rapporti sempre più dalla comunicazione via internet ha reso tutto più facile.

Con l’aumentare di chat di messaggistica, app di incontri e modi per avviare una comunicazione a distanza, il parlarsi dal vivo è diventato solo un modo tra i tanti di mantenere dei rapporti, soprattutto per i nativi digitali e le generazioni a venire. Tuttavia nella comunicazione via internet le persone si sentono sempre più protette dallo schermo e giustificate dal non assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Come se esistesse un mondo solo virtuale, dal quale scappare è facilissimo: basta chiudere lo schermo. Nel mondo virtuale possiamo anche rappresentarci per quello che non siamo, per poi sparire quando la situazione non è più controllabile e rifugiarsi nel mondo dell’offline.

Il sito di appuntamenti Plenty of Fish ha lanciato un sondaggio che ha rilevato che, su un campione di 800 utenti fra i 18 e 33 anni, l’80% di essi ha subito un’esperienza di ghosting. Altre fonti ridimensionano un po’ il fenomeno al 50% degli intervistati, ma in ogni caso sembra si tratti di un vero trend. Tuttavia non tutto il male può venire per nuocere: rendersi conto di attuare questo comportamento può dire molto sulla nostra persona e, di conseguenza, farci aprire gli occhi su quello che siamo e su come possiamo aiutarci. Spesso il ghosting è la conseguenza di traumi infantili, di cui non ci siamo resi conto quando eravamo piccoli. Relazioni affettive sbagliate con quelli che la psicologia contemporanea definisce caregiver, cioè i genitori o comunque chi si è preso cura di noi durante l’infanzia. Il dolore emotivo, quando viene sperimentato in fasi molto precoci, tende a creare degli schemi che poi tendiamo a replicare. Chi oggi attua il ghosting attivo, magari, in tempi passati, è stato vittima di ghosting passivo. Padri assenti che non si fanno vedere per settimane e poi tornano all’improvviso come se niente fosse, per esempio. E i bambini spettatori di questi comportamenti crescono pensando che sia normale, per poi riproporli.

Collegato al ghosting c’è lo zombieing: tornare all’improvviso – come zombie, appunto – dopo un periodo di silenzio. Gli zombie sono quelli che ci ripensano, o che spariscono solo per un po’. Ghosting e zombieing sono praticati per uscire da una situazione scomoda senza subire conseguenze. Meglio scappare che sentire il peso del giudizio negativo della persona a cui viene detto no.

Ma tutto questo ha delle conseguenze su l’altro: il rifiuto sociale attiva nel cervello gli stessi percorsi neurali del dolore fisico. È dilaniante e ingestibile avere a che fare con una persona che ti piace, o con cui stava iniziando una storia, che di punto in bianco scompare. E rimanere in contatto con gli altri è molto importante per il nostro istinto di sopravvivenza: il nostro cervello ha un sistema di monitoraggio sociale (SSM) che controlla l’ambiente per capire come reagire alle situazioni che coinvolgono gli altri e il ghosting priva proprio di questi segnali. Quando l’autostima collassa, si soffre molto di più di fronte a una separazione, perché si è visto che il corpo produce meno endorfine, le quali aiuterebbero a sentire meno il dolore della perdita. Il ghosting fa sì che la persona che ne è vittima impieghi più tempo per superare la separazione: nel silenzio immotivato reagire e andare avanti può essere praticamente impossibile.

È per questo che il ghosting è considerato una forma di abuso emotivo da parte di chi lo pratica. Ma è anche, essenzialmente, una forma di autodifesa basata su una serie di risposte istintive e automatiche. È bene perciò rivolgersi a un terapeuta, in casi reiterati. Oppure fare i conti con il gosther o con se stessi: se avete a che fare con qualcuno che sparisce all’improvviso, rendetevi conto che sta dimostrando soprattutto la sua inadeguatezza e la sua fragilità. Se invece vi rendete conto di non riuscire ad attraversare la fine di un rapporto, considerate piuttosto l’idea di farvi dare una mano da qualcuno di competente. Fare ghosting è un modo di gestire i problemi che nasconde una grande immaturità psicologica e, spesso, qualche problema affettivo che, non gestito, potrebbe diventare cronico.

 

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