Il concetto di smart work, il “lavoro agile” secondo la definizione del Ministero del Lavoro, è abbastanza sdoganato, molto più in Europa che in Italia, ma anche noi stiamo facendo passi avanti. In sostanza, chi sottoscrive un contratto del genere è libero di lavorare in modo flessibile e di non essere fisicamente in azienda durante una parte dell’orario lavorativo. Il tutto grazie alla tecnologia che permette di svolgere moltissimi compiti da remoto, grazie a pc, tablet o smartphone.

Una delle ultime novità in questo ambito è la settimana di 4 giorni lavorativi, anziché 5, ma pagati come fossero tali. La 4-day work week è stata sperimentata per la prima volta da Perpetual Guardian, un’azienda neozelandese di 240 dipendenti che si occupa di trust, testamenti ed eredità. Dopo aver sperimentato la politica aziendale del lavoro “a 4 giorni” per 2 mesi di fila, i 240 dipendenti sono stati sottoposti ad uno specifico sondaggio redatto dai professori Helene Delaney e Jarrod Haar per valutare i vantaggi/svantaggi di questa tipo di policy. I risultati sono ottimisti: i 240 dipendenti e manager della compagnia sono stati così entusiasti di questa nuova politica aziendale da chiedere al loro Ceo di renderla permanente.

 Incremento della produttività e attrattività nel mercato del lavoro: questi i principali benefici della nuova pratica di smart work. Moltissimi manager hanno sottolineato un vero e proprio miglioramento del loro ambiente lavorativo e delle loro performance: molti si sono detti più consapevoli delle inefficienze, mentre altri hanno riscontrato un maggiore focus sul lavoro e una maggiore propensione a lavorare come parte di un team. Altri dipendenti, invece, hanno sottolineato come la settimana lavorativa a 4 giorni abbia permesso loro di sperimentare idee e soluzioni alternative a problemi aziendali rimasti a lungo irrisolti.

E i benefici non riguardano solo la sfera del lavoro. Secondo il report dell’Università di Auckland moltissimi dipendenti e manager intervistati hanno sottolineato la possibilità di svolgere le attività più disparate con le persone a loro più care, come giocare coi propri figli, portare i propri partner fuori a cena oppure accudire i propri genitori oramai anziani – cosa che non avevano mai fatto durante la settimana lavorativa per mancanza di tempo. Altri hanno riportato come questo giorno extra di pausa lo abbiano dedicato alla riflessione oppure a compiere opere di volontariato per il proprio vicinato oppure ancora a programmare il proprio prossimo viaggio. La nuova tendenza di approccio al lavoro – secondo la rivista americana Forbes -, diffusa soprattutto tra i millennials, vede i lavoratori alla ricerca di un giusto equilibrio tra sfera professionale e personale, che dia importanza alla qualità della vita.

Nel caso della Perpetual Guardian, quasi tutti gli intervistati hanno concordato sul fatto che una riduzione della propria settimana lavorativa è per loro un “regalo” e un “privilegio” che l’azienda ha loro gentilmente offerto e hanno affermato di stare già pensando a cosa fare per poter dare qualcosa indietro alla compagnia stessa. Un dare-avere che conferma quanto, in ambito lavorativo, non è tanto la quantità, ma la qualità del lavoro che fa la differenza.

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