In principio era il Bosco Verticale. Non l'ennesima casetta sugli alberi, ma una vera e propria casa di alberi. Completato nel 2014, il progetto dell’architetto Stefano Boeri è uno dei due manifesti della rinascita di Milano. L'altro è l’albero della vita, all’Expo, e non può essere solo una coincidenza che ci siano sempre alberi di mezzo.

Si dice sempre che il frutto non cade mai troppo lontano dal ramo su cui è fiorito. Sarebbe davvero interessante passare una serata con la famiglia Boeri. I genitori Renato Boeri, neurologo, e Cini Boeri, architetto e designer.  Poi i figli, tre fratelli, ognuno geniale nella sua parte. Tito, adesso presidente Inps, ha diverse medaglie: ha introdotto le lezioni in inglese alla Bocconi e ha inventato il Festival dell'Economia di Trento. Sandro, giornalista, ha diretto per tanti anni Focus poi ha realizzato ForumApp, una applicazione per una visita virtuale. Infine, Stefano, architetto. Difficile, in un contesto del genere, dargli la patente di primus inter pares. Certo è che i suoi progetti gli valgono l’etichetta di archistar, che sicuramente non gli piace, e soprattutto la patente di influencer di livello mondiale.

Per capire Stefano Boeri bisogna unire due punti perché le rivoluzioni che riescono sono quelle semplici. Primo punto: il futuro comincia ora. È una convinzione profonda, la consapevolezza che oggi ci siano opportunità e possibilità mai avute prima. Bisogna saperle interpretare. Secondo punto: gli architetti ogni giorno e in tutto il mondo copiano. Non copiano il collega famoso, copiano semmai i predecessori che da sempre funzionano meglio: gli alberi. Gli alberi che conquistano il cielo senza occuparlo.

Forse è una semplificazione, ma l’idea stessa di Bosco Verticale è semplice. Si tratta di un progetto di sopravvivenza ambientale per le città (e il tema della sopravvivenza è di estrema attualità oggi, con Boeri che suggerisce l’uso di alberi e piante, più che di anonimi jersey, per proteggere le aree sensibili delle città che potrebbero essere nel mirino di attentatori vari), e moltiplicando il numero di alberi dà una mano ai polmoni di tutti. Ma è ancora molto altro: è una torre per alberi abitata da umani (le piante non sono ornamentali, sono in realtà le prime inquiline), è un dispositivo antisprawl (ovvero limita l’espansione urbana ), riduce consumi, è un moltiplicatore di biodiversità e un ecosistema vivente. Poi è anche vero che non c’è nessun manifesto tanto efficace quanto vedere dal vivo il Bosco Verticale che oltre tutto è residente in una zona già speciale di suo, quella Porta Nuova che fedelissima al suo titolo è una nuova Milano e una nuova forma urbana.

Adesso, la prossima sfida. Certo non l'ultima. Il Bosco Verticale a Nanchino. Dunque, in Cina: dove l'inquinamento è una emergenza quotidiana, dove i numeri sono moltiplicati all'ennesima potenza, dove la chiamata di Boeri vale come riconoscimento assoluto della bontà del progetto, addirittura vale quasi come invito disperato a risolvere problemi che altri non hanno saputo affrontare. Il Bosco Verticale saranno 1100 alberi e 2500 piante a cascate che abiteranno, visto che sono, come detto, i primi inquilini, una torre di 200 metri dove ci saranno uffici e una seconda torre ridotta, se tale può essere definita visto che sarà comunque alta 100 metri, dove ci saranno solo appartamenti.

L’unico errore è quello di ridurre il lavoro di Boeri alla sola dimensione verticale. Chiamato con altri dall’allora presidente Barroso a “disegnare” il futuro della Comunità, Boeri parlò di una Europa megacity realizzata sulla connessione tra mezzi di trasporti e di comunicazione. 

(l.c.)

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