Non sono solo i Mondiali di atletica leggera. Quella che va in scena in questi giorni, anche se ridotta a due sole gare dopo la rinuncia ai 200, è l'ultima recita di Usain Bolt. Non se ne può avere a male nessuno: né chi ha finito la sua carriera semplicemente perché contemporaneo del giamaicano, né chi ha cominciato a correre proprio perché sollevato dal divano di casa dall'esempio.

Sempre a Londra, pochi giorni fa, Roger Federer ha vinto il suo ottavo torneo di Wimbledon, e così sono cominciate le discussioni su chi sia (stato) il più grande nello sport: il primo ad aver avuto il coraggio impudente di dichiararsi il più grande è stato Mohammed Alì, gli altri a questo livello ci sono arrivati per acclamazione, da Michael Jordan a Roger Federer appunto, ai calciatori venerati ognuno da una sua parrocchia, passando per Michael Phelps fino allo stesso Valentino Rossi.

Ma non ci sono dubbi che Bolt sia stato uno speciale. Come diceva uno spot del Comitato Olimpico Internazionale, che pure parlava in generale, è stato “The best of us”: il migliore di noi. Veloce come sognano tutti di essere, bello come tutti vorremmo essere, dittatore spietato nella propria disciplina ma capace di vincere sorridendo e senza irridere gli avversari, che così non sono stati umiliati ma semmai felici di essere sudditi. E contemporanei.

Perché dire che questi mondiali sono l'ultima recita di Bolt è anche raccontare la storia di un innamoramento mondiale durato 3 Olimpiadi con 3 medaglie d'oro alla volta, con il solo impiccio di una squalifica per falsa partenza ai Mondiali di Daegu. Anni volati in un lampo.

Predestinato fin dal nome, perché uno che si chiama Bolt è obbligato e legittimato ad essere veloce come un fulmine. Tanto divertito da essere divertente, e per questo capace di imporre al mondo non solo la sua immagine ma anche e soprattutto la sua freccia lanciata oltre la quotidianità appena dopo il traguardo. Usain ha scritto dei record che rimarranno per anni, probabilmente, e che se anche dovessero essere superati saranno ricordati come una prima gita tutti insieme oltre le colonne d'Ercole, oltre limiti che sembravano insuperabili.

Ci ha raccontato il futuro, Usain Bolt: senza particolari tecnologie, magari dimostrando di essere il primo campione veramente social, capace di dominare questa epoca in cui una immagine, la freccia appunto, vale più di mille parole. E per questo anche lui è finito nella galleria dei personaggi di If. Dopo Musk ? Non scherziamo: Bolt è sempre arrivato davanti a tutti. E se non lo farà anche nell'ultima recita sarà solo per il suo senso innato dello spettacolo.

Intanto, grazie. È stato lui the best of us, siamo stati noi un pochino meglio perché fortunatamente suoi contemporanei.

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