Erano i primi giorni di maggio quando Twitter ha deciso di darsi regole più stringenti per evitare il diffondersi di fake news. Con una pandemia in corso la società fondata da Jack Dorsey ha deciso di implementare il fact-checking per evitare che qualcuno approfittasse del COVID-19 per diffondere il panico o per avere dei tornaconti. Una delle prime vittime illustri di questa novità è stato Donald Trump.

Il fatto

Il Presidente Usa, da sempre prolifico sul social network tra i tanti tweet giornalieri ha postato un’accusa sul voto postale: “Non c’è modo di immaginare che il voto per corrispondenza non sia altro che un’operazione sostanzialmente fraudolenta”, attaccando poi il Governatore della California: “Il governatore della California sta per inviare delle schede di voto a milioni di persone . Tutti coloro che vivono nello Stato. Poco importa come ci siano arrivati. Dopodiché dei professionisti della politica vanno loro a dire come devono votare. Tutta gente che non aveva neanche mai pensato che cosa votare”. Una delle tante accuse di Trump che usa Twitter per attaccare avversari politici o stati stranieri.

La replica di Twitter

Poco dopo però sotto il tweet è comparsa una riga blu. Un link cliccabile dove si spiegava citando fonti giornalistiche che il contenuto del messaggio era falso. Nel passaggio più importante si può leggere: “Trump ha falsamente affermato che il voto per corrispondenza porta a “elezioni truccate”. Tuttavia i fact-checker dicono che non ci sono prove che il voto per posta sia collegato alla frode”. Per confermare questa tesi cita due testate giornalistiche molto attendibili: la Cnn e il Washington Post.

La reazione di Trump

La reazione del Presidente Usa non si è fatta attendere, ed è arrivata naturalmente sullo stesso social network: “witter sta interferendo nelle elezioni presidenziali. Dicono che la mia dichiarazione sul voto per posta non è corretta, basandosi sul fact-checking delle Fake News della Cnn e del Washington Post. Twitter sta completamente sopprimendo la libertà di parola e io, come presidente, non lo consentirò”.

Il dibattito tra chi invoca il fact-checking e chi crede che si debba lasciare ai politici libertà di campagna elettorale è partito. Dal canto suo Facebook non è intervenuto e attraverso un portavoce ha fatto sapere: “Riteniamo che gli utenti debbano poter avere un dibattito, anche vigoroso, sul processo elettorale”. Due approcci diversi, ma che possono portare a risultati opposti. 

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