Sul fatto che gli ultimi 7 anni abbiano visto una crescita esponenziale dell’uso dei social media come mezzo di informazione non ci piove, ma non tutti ne hanno giovato pienamente. Al contrario di quanto si possa pensare, il padre di tutti i social dalla grande F è proprio tra questi ultimi. È questo il panorama descritto dal Digital News Report 2018 del Reuters Institute for the Study of Journalism. Ma seguire la traccia fino all’origine della causa è un po’ come cercare di stare a dietro al Bianconiglio.

Tanto si deve sicuramente al calo di reputazione del sistema informativo, alla percezione di un meccanismo di disinformazione capillare, molto più evidente con la Rete di quanto lo fosse in passato, tanto si deve anche alla strumentalizzazione che ne ha fatto la politica. Tutti questi fattori, e molti altri, hanno portato a un calo del 6% nell’utilizzo dei social media come fornitore di notizie. Non ne è rimasto illeso nemmeno il colosso Facebook, nel suo caso per una minore attività di scoperta, condivisione e pubblicazione delle news. Ma chi ci guadagna da questa situazione? Sempre Mark Zuckerberg, ma con WhatsApp.

I ricercatori statunitensi hanno evidenziato infatti una crescita esponenziale delle piattaforme di messaggistica istantanea. Il gioco a favore di queste piattaforme, a discapito del re dei social è dovuto a una serie di fattori emersi sia nei sondaggi che nei focus group. Ciò che attrae particolare attenzione è che a spingere le persone verso una comunicazione maggiormente privata è la ricerca di una maggiore privacy, unita alla minore possibilità di venire fraintesi.

Su Facebook i consumatori si sentono scoraggiati dalla tossicità dei dibattiti. Interessanti i concetti associati a Facebook e WhatsApp, messi in contrapposizione dai focus group (fatti a febbraio 2018, partecipanti dai 20 ai 45 anni) in Stati Uniti, Regno Unito, Brasile e Germania. Al primo si trovano correlati termini come “egocentrismo”, “crisi di mezza età” e aggettivi come “generico” e “multi-sfaccettato”, mentre al secondo “discreto”, “semplice”. Il servizio di messaggistica è descritto come “capace di unire le persone”. Come dimostrano le tendenze di altre ricerche, oltre al dialogo con le generazioni più giovani, la confusione e i toni che potenzialmente si riscontrano nelle conversazioni su Facebook propongono un modello comunicativo nel quale le persone si riconoscono sempre meno.

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